“Rallentamento si consolida”

Coronavirus. Gli esperti: "La velocità con cui la curva scenderà dipenderà dall'efficacia delle misure di contenimento". Sicilia: trend stazionario ma allerta per il Sud resta alta. I GRAFICI

Si va consolidando il ritmo con il quale stanno rallentando in Italia i casi positivi al coronavirus SarsCoV2. Si va quindi verso una sorta di plateau e la fase di discesa potrebbe iniziare nei prossimi giorni. Lo indicano i fisici che curano la pagina Facebook ‘Coronavirus-Dati e analisi scientifiche’, rilevando che “il punto è la velocità con cui la curva scenderà: questo dipenderà dall’efficacia delle misure di contenimento”.
In Sicilia, come testimonia il grafico della Protezione Civile (foto), il trend dei nuovi casi è sostanzialmente stabile da tre giorni (ieri +88, sabato +74, venerdì +73). Gli esperti, però, tengono alto il livello di allerta su tutto il territorio nazionale, incluso il meridione. “La nuova frontiera è proprio il Sud. Per il momento ci sono focolai più ristretti ma bisogna prepararsi per tempo al peggio ed al rischio di un’ondata”, ha spiegato ieri il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco.


La riapertura delle attività “va programmata, altrimenti non se ne può parlare”, spiega a Rainews24 il virologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti, secondo cui bisogna ad esempio fornire di dispositivi di protezione gli operai delle aziende e la diagnosi deve essere accessibile a tutti sia come test sia in termini di tamponi”. Non si può cioè, avverte, “mandare le persone a lavorare senza fare prima il test per vedere se sono positive”.
Le parole chiave secondo Crisanti sono quindi “diagnostica, dispositivi e test. Per la riapertura – afferma – bisogna avere misure che rendano accettabile il rischio”. Se “ci prepareremo adeguatamente – sottolinea – ci avvicineremo al modello coreano di controllo per il ritorno alla normalità, altrimenti dovremo rassegnarci ad una situazione del tipo apertura-chiusura-apertura-chiusura”. Quanto all’atteso picco, questo si raggiunge, afferma Crisanti, “quando la trasmissione è 1 a zero, cioè quando una persona infetta zero persone, ed ancora non ci siamo. Se ci sono dei morti – conclude – vuol dire che c’è ancora trasmissione del virus e le cause vanno ricercate ancora nei comportamenti ma anche nella trasmissione intrafamiliare”.

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