Si dorme male, ma pochi consultano uno specialista

di Nuccio Sciacca – Quasi tre italiani su quattro usano lo smartphone anche a letto

Si dorme male, ma pochi consultano uno specialista

Un italiano su due non è soddisfatto del proprio sonno, tre su quattro si svegliano almeno una volta per notte. Sono solo alcuni dei dati che sono stati resi noti da “Wake Up Call: Global Sleep Satisfaction Trends”, una ricerca promossa dalla Philips, da anni impegnata in campagne di sensibilizzazione del pubblico sull’importanza della salute del sonno, con particolare attenzione alla sindrome delle apnee ostruttive (Osas), patologia con importanti ripercussioni sulla salute e la qualità della vita di circa 6 milioni di italiani, per indagare su atteggiamenti, percezioni e comportamenti relativi al sonno, che ha coinvolto 13 Paesi nel mondo, Italia compresa, dove è stato intervistato un campione di 1.000 persone, comunque prima della pandemia da Covid-19.

Gli intervistati riconoscono come prima causa di un sonno insoddisfacente lo stress mentre viene sottovalutato l’impatto negativo derivante dalla cattiva abitudine di utilizzare a letto il proprio smartphone. Sebbene siano piuttosto note le controindicazioni, il 70% degli italiani (74% del campione globale) ha dichiarato di usare il telefonino a letto, con il 35% che lo utilizza addirittura subito prima di addormentarsi (39% globale).

E malgrado i disturbi del sonno si trasformino spesso in un disagio in grado di influenzare negativamente anche i rapporti di coppia, come ammette il 29% degli italiani intervistati (il 53% tra quanti soffrono di apnee notturne), nel contrastarli ci scopriamo abbastanza pigri.

Al primo posto tra gli strumenti e le strategie utilizzate per migliorare il riposo emerge il guardare la tv, metodo preferito dal 45% degli italiani (contro il 35% del dato globale), seguito da una riduzione del consumo della caffeina (30%) e dalla lettura (29%), che invece con il 37% è la soluzione più indicata a livello globale. Solo il 7% ha consultato uno specialista del sonno, contro una media del 10%.

“La scarsa propensione a intervenire per migliorare la qualità del proprio sonno è un campanello d’allarme da non sottovalutare, soprattutto quando sintomi apparentemente banali possono sfociare in vere e proprie patologie come le apnee del sonno che, se non diagnosticate e trattate, possono avere conseguenze gravi”, ha commentato Simona Comandè, general manager Philips.

Esaminando poi nel dettaglio le risposte di quanti soffrono di apnee notturne, gli italiani sembrano avere un atteggiamento più responsabile rispetto alla media globale. La quota di quanti ritengono non sia necessario alcun trattamento si ferma infatti al 14% nel nostro Paese, contro il 30% del dato globale.

Significativamente differente anche la percentuale di quanti pensano che le cure per queste patologie siano peggiori della patologia stessa: emblematica qui la risposta internazionale che sfiora il 40%, mentre per gli italiani si ferma al 19%, palesando una buona consapevolezza di come l’innovazione tecnologica abbia reso poco invasivi i dispositivi deputati al trattamento delle apnee.


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