Come ti sconsacro la Chiesa

di Emanuele Grosso. Suore assatanate e cardinali maniaci: è cominciata la serie The new pope dell’onnipotente Sorrentino

Come ti sconsacro la Chiesa

E’ ufficiale: Paolo Sorrentino può permettersi qualunque cosa. Anche di cominciare la sua nuova serie con una suora che si eccita toccando il papa in coma.

Chissà quale senso di potere prova un artista molto popolare che arriva a non preoccuparsi di urtare la sensibilità più intima dello spettatore, ma anzi può sollecitarla col megafono. Monache serpeggianti in balli a luci rosse, il pontefice malato che riceve un cuore da un donatore musulmano, una Chiesa sconsacrata da vagonate di sesso, intrighi blasfemi e dialoghi oltraggiosi.

The new pope, la seconda serie tv di Sorrentino, non conosce il decoro. Quello che fino a poco tempo fa era concesso al massimo a qualche fumetto di nicchia, come Jenus di Don Alemanno, oggi lo può fare il più grande regista italiano, seppur protetto da Sky e dal suo mondo più elitario di paganti.

Una parata di estremismi e paradossi religiosi che solo nelle sue mani, inseriti una scena sì e l’altra pure, non diventano kitsch o trash. Al contrario: la riunione segreta tra cardinali per decidere il nuovo papa, così piena di sottigliezze da straripare, i movimenti di camera alternativi (distorsioni, fughe, girotondi), la musica lubrica (Sorrentino non sbaglia una canzone dal ’64), sono roba che vale l’abbonamento.

Ma sempre nulla in confronto a Silvio Orlando che parla inglese; e alla bellezza delle facce di tutti i personaggi di contorno, scelte con la ricercatezza del giovane Woody Allen o dell’Apocalypto di Mel Gibson.

Bisogna inoltrarsi un bel po’ nelle prime due puntate di The new pope prima di trovare una cosa da contestare al regista più insopportabile della Terra. E’ quasi un sollievo, quando tutta questa impalcatura di dialoghi sofisticati, questo profluvio di manipolazioni machiavelliche, queste disumane gare di astuzia, risultano estenuanti.

Figuriamoci per nove episodi. Già con il giovane papa, Sorrentino aveva capito che non si può essere geniali per dieci ore. Non c’è niente di più affascinante dello svelamento delle più alte sfere di potere, ma forse ogni tanto potrebbe essere di aiuto riesumare qualcosa che ormai nel cinema è quasi completamente fuori moda: i buoni.


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