“Un crimine sprecare soldi per Sant’Agata solo per accontentare i fanatici”

Catania. Free Green Sicilia: “No a futili e pagani fuochi d’artificio, ci sono migliaia di famiglie che rischiano di morire di fame”

“Un crimine sprecare soldi per Sant’Agata solo per accontentare i fanatici”

CATANIA – L’associazione Free Green Sicilia lancia un appello per “fermare lo spreco di denaro pubblico che rischia di essere ancora una volta realizzato per futili e pagani fuochi d’artificio in occasione delle celebrazioni religiose in onore di Sant’Agata a Catania dove migliaia di famiglie con bambini e singoli emarginati si trovano in povertà assoluta e rischiano di morire di inedia, per mancanza di cure mediche e freddo”.

Tutto questo in una città “che non può permettersi tali insensate scelte solo per accontentare i fanatici dei fuochi d’artificio (peraltro inquinanti e pericolosi per uomini e animali non meno di quelli di Capodanno contro i quali il sindaco ha emanato un’ordinanza). E’ un crimine contro l’umanità più povera spendere centinaia di migliaia di euro per alcuni minuti di fuochi d’artificio; se non si vuole sopprimerli del tutto, possono essere limitati al minimo. Quello che conta è aiutare le centinaia di famiglie e cittadini che riescono a malapena a sopravvivere in condizioni non degne di una città civile ed europea”.

L’appello, afferma il portavoce dell’associazione Alfio Lisi, è diretto al sindaco e all’arcivescovo: “Il denaro pubblico peraltro sarebbe ricavato dalla tassa di soggiorno le cui finalità per legge sono legate alla salvaguardia dei beni culturali della città spesso in condizioni penose e dunque avrebbero urgente necessità di un restauro conservativo come la chiesa monumentale di S. Nicolò all’Arena di piazza Dante o il trasfigurato Giardino Bellini, ma devono essere utilizzati al fine di aiutare chi sopravvive ai margini della società costretti a dormire al freddo in luoghi improvvisati e invivibili della città in quanto non in possesso di una casa o senza la possibilità di vivere da ‘cristiani’ in una degna dimora”.


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