Al Teatro Bellini è stato di agitazione

I lavoratori si dichiarano pronti a nuove azioni di protesta: “L’Ars non ha approvato il collegato alla finanziaria. Ci addolora che la Regione spenga il Teatro. Ci affidiamo al prefetto”

Al Teatro Bellini è stato di agitazione

CATANIA – I lavoratori del Teatro Massimo “Vincenzo Bellini” di Catania dichiarano lo stato di agitazione e si dichiarano pronti a nuove azioni di protesta. Nel corso dell’assemblea sindacale tenutasi stamattina, è stata sottolineata “l’evidente impasse istituzionale della Regione Siciliana, ingessata nelle spese e nei bilanci, e la conseguente necessità di attivare le richieste di apertura di tavoli di confronto istituzionale per sensibilizzare tutte le istituzioni politiche (dal Comune alla Città metropolitana alla Regione) e per garantire le coperture economiche dell’ente”.

Nel frattempo, sottolineano i lavoratori del “Bellini”, “si continuerà ogni sforzo atto a garantire al pubblico gli spettacoli in cartellone”.

Per Cgil, Cisl e Uil, Ugl, LiberSind e Snalv insieme alle categorie SLC, Fiatel, Uilcom, Fials, UGL spettacoli, con i segretari generali Giacomo Rota, Maurizio Attanasio, Enza Meli, Giovanni Musumeci, Aldo Ferrente, Salvatore Todaro, Antonio Santonocito, e i rappresentanti sindacali Loretta Nicolosi, Antonio D’Amico, Mauro Cossu, Cosimo Fichera, Patrizia Perricone e Salvatore Agosta, “lo scorso maggio il presidente della Regione, Nello Musumeci, dichiarò che il Teatro Bellini era salvo, che erano stati trovati i fondi per presentare il bilancio. Ma l’Assemblea regionale, contrariamente a quanto indicato dal Governo regionale, non avendo approvato il collegato alla Finanziaria regionale, ha chiuso ogni possibilità di finanziamento necessario a mantenere in vita il Teatro”.

“Oggi dobbiamo fare i conti con la realtà: ci addolora che la Regione spenga di fatto il Teatro dedicato al più grande dei catanesi; è un triste paradosso visto che presidente e assessore regionale alla Cultura sono di Catania – affermano i sindacati – In questi 5 mesi si sono ripetuti gli incontri: le lavoratrici e i lavoratori, e i sindacati, hanno rinnovato la loro fiducia alle istituzioni politiche, ma non è arrivata alcuna risposta concreta. È anche doloroso ricordare che i precari del “Bellini” sono già a casa, a dispetto di un ex esponente del governo regionale che aveva rassicurato persino sui tempi veloci della stabilizzazione. Stiamo dunque facendo i conti con lo “zero” nei fondi del 2021 dedicati ad un ente, il glorioso “Bellini”, che oggi manca pure di un direttore amministrativo”.

“Prima di avviare nuove e clamorose iniziative di protesta, ci affidiamo dunque al prefetto e alla sua conclamata sensibilità istituzionale per Catania, affinché richiami alle proprie responsabilità tutte le rappresentanze politiche in difesa di uno storico ente culturale e convochi un tavolo di confronto con il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, l’assessore regionale Manlio Messina e il sindaco di Catania, Salvo Pogliese” concludono le parti sociali.


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