Niente sconti, Brusca resta a Rebibbia

La Cassazione dice no ai domiciliari, il boss stragista in cella fino al 2022. Maria Falcone: “Si è macchiato di delitti efferati”

Niente sconti, Brusca resta a Rebibbia

Niente domiciliari per Giovanni Brusca, ormai in cella da 23 anni per la strage di Capaci e altri crimini efferati come aver sciolto nell’acido il figlio tredicenne del pentito Giuseppe Di Matteo. A decidere che il boss resti in carcere, a Rebibbia, è stata la prima sezione penale della Corte di Cassazione, dopo che la Procura nella sua requisitoria aveva chiesto di negare i domiciliari chiesti da Brusca.

“Brusca terminerà di scontare la pena in carcere nel 2022 se la Cassazione non aprirà ai domiciliari, ma potrebbe tornare libero alla fine del 2021 perché ha uno sconto di 270 giorni come previsto dal regolamento carcerario», aveva spiegato l’avv. Antonella Cassandro che ha firmato il ricorso all’Alta corte.

“Nel parere negativo ai domiciliari, il Pg della Cassazione – ha reso noto Cassandro – ha condiviso il Tribunale di sorveglianza che ritiene che Brusca non si è ravveduto a sufficienza”. Invece Brusca, ritiene Cassandro, “non rifarebbe quello che ha fatto e ha dimostrato ravvedimento, come sostengono il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, la direzione del carcere di Rebibbia, le autorità di pubblica sicurezza di Palermo”. Per il legale comunque è “umanamente comprensibile” la posizione di contrarietà al beneficio espressa dai familiari delle vittime di Brusca.

FALCONE: “NIENTI SCONTI A CHI SI MACCHIA DI DELITTI“. “Con la sua decisione la Cassazione ha dato una risposta alla richiesta di giustizia dei tanti cittadini che continuano a vedere nella mafia uno dei peggiori nemici del nostro Paese”. Così Maria Falcone, sorella del giudice morto nella strage di Capaci commenta la decisione della Cassazione di respingere la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca. Brusca innescò l’esplosione che uccise Giovanni Falcone e la scorta. “Se si accetta che per un fine superiore vengano concessi benefici ai criminali che collaborano con lo Stato, resta però inaccettabile la concessione di sconti ulteriori a chi si è macchiato di delitti tanto efferati”.


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