Bollani, la samba e il sindaco sbeffeggiato

di Emanuele Grosso – Autocelebrazioni, siparietti italo-portoghesi e finte ovazioni: ecco cos’è successo al debutto di Notomusica

Bollani, la samba e il sindaco sbeffeggiato

Il momento che tutti aspettano a Notomusica non è il primo concerto della stagione, quello di Stefano Bollani e Hamìlton De Holanda, ma il saluto del decano. Cosa dirà dopo i sermoni degli anni scorsi, quando premettendo “Non sarò autocelebrativo” aveva elencato tutti gli encomi ricevuti dalla rassegna nei secoli e si era visto raggiungere sul palco dal venerabile Uto Ughi che lo aveva sfrattato frettolosamente per poter suonare il violino in santa pace?

Versione 2019: “Certo, è difficile inventarsi qualcosa di nuovo, ma una cosa è sicura, non saremo autocelebrativi”. E via con la lista dei soggetti entusiasti di Notomusica, da Mattarella in giù (la medaglia del presidente è arrivata davvero). Quando si dice il deja vu.

Quello che succede dopo invece è inedito. Siccome c’è bisogno di altri ringraziamenti si presenta il sindaco Corrado Bonfanti. Non la fa neppure tanto lunga, ma dopo pochi minuti il pubblico si agita: prima qualche “Bravo!”, poi gli applausi, alla fine boati da curva non proprio consoni all’aplomb di una serata nel cortile del Collegio dei gesuiti con biglietti a 30 euro, le signore in abito lungo e giusto un paio di under 30.

Qualcuno gli fa il verso e le finte ovazioni diventano una baraonda che sovrasta le sue parole. Per quanto spiazzato, Bonfanti eroicamente va avanti alla svelta, ma anche stavolta il pre-concerto non finisce proprio in gloria.

A supporto della serata ci sarebbero Bollani e De Holanda, uno al piano e l’altro al mandolino, uno piuttosto conosciuto dalle nostre parti e l’altro un po’ meno, uno italiano e l’altro brasiliano. Due virtuosi che all’inizio si rincorrono con divertissement un po’ puerili e suonano motivetti buoni per il sottofondo di un film di Troisi o di De Crescenzo ma piuttosto insignificanti se autonomi.

Bisogna sopravvivere all’eccesso di napoletanità da succursale della banda Arbore per ascoltare roba buona, quando il jazz di Bollani si imbizzarrisce e De Holanda fa il brasiliano (“Ho scritto un pezzo di samba per il mio amico, si chiama Sambollani”).

Finalmente a metà della partita i due alzano la posta, arcuano le parabole e lasciano perdere i tiri telefonati al portiere, alternando musica viva a siparietti italo-portoghesi.

Il meglio è alla fine: “Vi ricordo che all’ingresso ci sono i nostri cd – dice Bollani -. Purtroppo non di questo concerto, che è in gran parte improvvisato. Ma se ne comprate uno mio e uno di Hamìlton e li mettete contemporaneamente in due impianti diversi, più o meno verrà fuori quello che abbiamo fatto stasera”.


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