La casa nelle praterie

Luca Ciliberti Fratelli d’Italia ora punta al “partito dei campanili”. Da Catania la Meloni chiama Salvini: “Abbiamo i numeri per essere maggioranza”. Nuovi spazi per la politica locale

La casa nelle praterie

Tra applausi, abbracci sudaticci e caciara da primo giorno di scuola, c’è solo un momento in cui in sala cala il silenzio. Sul pulpito Giorgia Meloni (“donna, mamma, italiana, cattolica e sovranista”) nomina Nello Musumeci. “Si deve a noi, soprattutto a noi di Fratelli d’Italia, il fatto di avere alla guida della Regione siciliana un’amministrazione di centrodestra – tuona – Lavorammo per questo obiettivo con Raffaele Stancanelli perché era giusto farlo e in Forza Italia fu proprio Salvo Pogliese a battersi perché la coalizione andasse compatta”. Scoppia il boato.

Le parole che pesano come macigni e che rimarcano le differenze. Una risposta proprio a Nello Musumeci politico che pochi mesi prima delle europee, dalla stessa sala dello Sheraton di Catania davanti al congresso regionale di #DiventeràBellissima, respingeva platealmente ogni accordo futuro con FdI: “Abbiamo pagato e adesso siamo pari (riferendosi alla composizione delle liste di regionali e politiche, ndr) non possiamo essere debitori in eterno. Fratelli d’Italia rimane inchiodato a una percentuale tra il 2,5 e il 5%, significa che non ha saputo aggregare larghe fasce di opinione che avrebbe dovuto aggregare”. Le sliding doors che per entrambi prospettano, almeno ad oggi, strade e futuri politici differenti.

Fratelli d’Italia sfonda in poco tempo la soglia del 7% (con Forza Italia che continua perdere voti) e sembra attrarre un’ampia fetta di elettorato degli indecisi che guarda con simpatia verso Salvini. Musumeci invece sceglie la Lega.

La Meloni traccia il solco e accoglie i nuovi ingress(300 amministratori e 10 sindaci) con una manifestazione a Catania che avrebbe dovuto essere solo una festa per il nuovo e prestigioso incarico di Manlio Messina al Turismo regionale.

La sala gremita con oltre 1.500 partecipanti tra amministratori locali, simpatizzanti e vecchi militanti della Fiamma, ex alfaniani, forzisti pentiti e qualche fuoriuscito di #DiventeràBellissima, per salutare “il ritorno a casa” di Salvo Pogliese e dell’ex sindaco di Ascoli Guido Castelli, del consigliere Regionale dell’Emilia Romagna Fabio Callori, dell’ex parlamentare e storico leader del Fronte della Gioventù Basilio Catanoso, di Rossana Cannata deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Nomi a cui si aggiungono i sindaci di scuola Pogliese-Catanoso che da sempre navigano in orbita “Muovititalia”, tra questi Antonio Bonanno (Sindaco Biancavilla), Massimiliano Giammusso (Sindaco di Gravina di Catania), Salvatore Puglisi (Sindaco di Linguaglossa), Ruggero Strano (sindaco di Castel di Iudica) e Armando Glorioso (Sindaco di Nissoria).

Ma guai alle operazioni nostalgia. Ed è la stessa Giorgia Meloni a segnare le tappe verso il futuro del progetto “Conservatore e sovranista”. “In questa sala ho visto diverse persone, me compresa, che si sono commosse, a 50 anni ancora ci commuoviamo perché per noi la politica è guardare la gente negli occhi. Sapere che non si può costruire nulla se non ti prendi per mano con quelli come te”. Punta dritta a quel partito dei sindaci e dei “campanili” che parte dalle comunità locali, dalle politiche per la famiglia, per arrivare in Europa. “Mai prima di noi un partito della destra italiana è stato tanto considerato in Ue e nelle dinamiche internazionali”.

Non una parola in più contro il Carroccio, le bordate sono per il ministro Danilo Toninelli e per il M5s colpevoli di aver penalizzato le infrastrutture al Sud e aver gettato fumo negli occhi con il reddito di cittadinanza. Il titolo della prossima edizione di Atreju non a caso sarà “Sfida alle stelle”.

“Ci hanno definito ‘il centrodestra a testa alta’, un partito che fosse capace di credere nel merito e in chi costruiva consenso nel territorio”. Ai nuovi annuncia che per loro “sono già pronti incarichi da dirigenti” e avverte. “La nostra rivoluzione va portata a termine, adesso noi vogliamo andare al governo, siamo già la seconda forza del centrodestra e con la Lega abbiamo i numeri per essere maggioranza. Passo dopo passo abbiamo dimostrato che questo è un obiettivo che possiamo centrare”.  In attesa che, prima o poi, il governo gialloverde decida di separasi e, in prospettiva, guardare un quadro politico nuovo dove potrebbe riproporsi la polarizzazione di una destra vera contrapposta a un centrosinistra moderato, con l’incognita M5s.

Parole che suonano come eco di sirene per tanti protagonisti della politica siciliana e catanese (nuovi ed ex) che vedono spazi in quella che sentono oggi come la loro “casa nelle praterie”. Un ritorno insperato e all’orizzonte tanti vuoti da colmare.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti


Correlati