“Siamo disperati, non possiamo aspettare”

Sea Watch ferma a un miglio da Lampedusa e nuovo tweet: “Non si gioca con le persone”. Si attende soluzione diplomatica. E intanto in 10 arrivano su un barchino. FOTO

“Siamo disperati, non possiamo aspettare”

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – La Sea Watch 3 forza la mano e prova ad entrare in porto a Lampedusa. Ferma da 24 ore a tre miglia dall’isola in attesa dell’autorizzazione della Capitaneria di porto ad attraccare, questa mattina la comandante Carola Rackete ha scritto alle autorità informandole del fatto che erano trascorse 24 ore dalla comunicazione dello stato di necessità.

Ma anche questa volta nessuna risposta e così alle 14.16 la Rackete ha mandato avanti le macchine dichiarando di fare ingresso in porto. Ad un miglio, le motovedette della Guardia di finanza hanno intimato di spegnere le macchine e la nave si trova ora ferma subito fuori dal porto. L’intenzione della Sea Watch sarebbe quella di portare a terra i 42 migranti sui due gommoni della nave, la Guardia di finanza non ha dato alcuna risposta.

Intorno alle 17, un tweet annuncia che qualcosa si sta muovendo: “Probabilmente la situazione si sta sbloccando”. Così Sea Watch in un tweet, dove viene postato anche un video della visita a bordo degli uomini della Guardia di finanza mentre parlano con la comandante Carola Rackete. “Non so cosa dice Salvini, non lo ascolto. Io sono responsabile della vita di queste persone e dell’equipaggio, la situazione politica non mi interessa”. Così il comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, parlando con i giornalisti a bordo della nave che gli chiedevano un commento sulle critiche del ministro dell’Interno nei suoi confronti”.

“Siamo disperati, non possiamo aspettare”. “Buongiorno Ue. Ieri, a causa di un’emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare. La disperazione delle persone non è qualcosa con cui giocare”. Nuovo tweet della ong tedesca Sea Watch mentre la nave è ferma da ieri appena fuori dal porto di Lampedusa col divieto di sbarcare.

La situazione è di stallo: 24 ore dopo aver violato i divieti d’ingresso nelle acque territoriali italiane, la Sea Watch non ha ancora un porto dove attraccare e sbarcare i 42 migranti soccorsi due settimane fa. La nave si trova infatti a circa un miglio dalla banchina dell’isola e, al momento, né guardia costiera né guardia di finanza hanno ricevuto indicazioni affinché la situazione possa sbloccarsi rapidamente.

Le soluzioni possibili, scartando ovviamente l’ipotesi che la Sea Watch si allontani da Lampedusa alla ricerca di un porto diverso, sono al momento due: quella prospettata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, vale a dire un accordo ‘diplomatico’ con l’Ue per la ridistribuzione dei 42 migranti che coinvolga Olanda e Germania, o un provvedimento di sequestro della polizia giudiziaria o dell’autorità giudiziaria che, come già avvenuto proprio per la Sea Watch ma anche per la nave di Mediterranea Saving Humans ‘Mare Ionio’, consentirebbe di far arrivare l’imbarcazione in porto e far scendere i migranti.

Al momento però, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, non è stata formalizzata alcuna denuncia né nei confronti della capitana Carola Rackete, che rischia oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina anche la contestazione del reato di mancato rispetto dell’ordine di arrestare l’imbarcazione da parte di una nave da guerra come già successe per comandante e capo missione della Mare Ionio, né dell’equipaggio.

L’indicazione è quella di attendere che la situazione si sblocchi per via diplomatica. Anche se, ragiona una fonte, “l’attesa non può essere infinita”. Allo stato, infine, non dovrebbe scattare l’arresto per la comandante: dal punto di vista penale, viene fatto notare, la situazione è identica a quelle precedenti che hanno coinvolto sia la Sea Watch sia la Mare Ionio e in nessuno di quei casi sono stati presi provvedimenti analoghi.

Tutto questo mentre all’alba di stamane sono approdati direttamente in porto altri dieci migranti, presumibilmente tunisini, con un barchino. A bordo anche una donna e un minorenne. I dieci sono arrivati al molo della madonnina, sotto gli uffici della capitaneria di porto.

Esposto dei lagali Sea Watch. I legali di Sea Watch hanno presentato un esposto alla Procura di Agrigento affinché si valutino “eventuali condotte di rilevanza penale” da parte delle “autorità marittime e portuali preposte alla gestione delle attività di soccorso” e per chiedere che venga valutata “l’adozione di tutte le misure necessarie” per consentire lo sbarco dei migranti “e porre fine alla situazione di gravissimo disagio” a cui sono sottoposti.

“Fateli scendere”, presidi a Catania e Palermo. Nuove manifestazioni a sostegno dei migranti imbarcati sulla Sea Watch sono state organizzate in Sicilia, da Catania a Palermo. A piazza Bellini a Palermo la Rete Sprar ha promosso per questa sera un presidio al quale hanno aderito varie associazioni. Un altro presidio con larga partecipazione era stato già organizzato l’altra sera davanti alla cattedrale.

Anche a Catania la manifestazione si è tenuta in piazza Duomo. Brunilde Zisa, coordinatrice cittadina di Emergency, ha detto che “la chiusura dei porti non serve a nulla perché sono state già trovate altre modalità per sbarcare”. Alfonso Di Stefano, della Rete antirazzista catanese, ha detto che le Ong, con i loro interventi, hanno finora “salvato diecimila persone in mare”.


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