“Sea Watch 3”, sos a Strasburgo

Continua il braccio di ferro con il ministro Salvini, l’ong tedesca chiede misure provvisorie e sbarco in Italia

“Sea Watch 3”, sos a Strasburgo

Dodici giorni dopo il soccorso e la lunga permanenza al largo di Lampedusa della Sea Watch 3, l’Europa batte un colpo. La Commissione sollecita gli Stati membri ad una soluzione per le 42 persone rimaste a bordo. “Facile”, replica il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “nave olandese, ong tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino”. Intanto, i naufraghi si rivolgono alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo chiedendo “misure provvisorie” per spingere l’Italia a farli sbarcare. E disponibilità ad accoglierli è stata avanzata dalla Diocesi di Torino. La situazione sulla nave è sempre più critica.

“Le persone a bordo – fa sapere la portavoce della ong, Giorgia Linardi – ci chiedono fino a che punto bisogna sentirsi male per potere essere sbarcate. Alcuni cominciano a minacciare di buttarsi in mare”. E, visto il divieto irremovibile di Salvini allo sbarco e l’assenza di risposte da parte dell’Olanda, Stato di bandiera della nave, i migranti hanno fatto ricorso alla Cedu. In base all’articolo 3 della Convenzione, “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti” come quelli che vivono da giorni i naufraghi salvati dalla Sea Watch. “Si chiede quindi a Strasburgo – spiega Linardi – di indicare all’Italia delle misure che possano ridurre le sofferenze cui le persone sono costrette in questo momento”.

La Corte ha inviato richieste di informazioni al Governo italiano e alla ong, in attesa di una decisione. Da Palazzo Chigi, a quanto si apprende, la risposta ricalcherebbe la posizione fin qui tenuta da Salvini: la nave ha violato l’indicazione di portare in Libia i migranti e dunque è stata diffidata ad entrare in acque italiane, con un provvedimento del titolare del Viminale controfirmato anche dai colleghi Elisabetta Trenta (Difesa) e Danilo Toninelli (Trasporti), fermo restando che è stata fornita assistenza medica e 11 persone sono state evacuate a Lampedusa per le precarie condizioni di salute.

La Commissione europea, ha informato un portavoce, “pur apprezzando il fatto che l’Italia abbia proceduto ad evacuare un gruppo di persone per ragioni mediche”, ha fatto appello “agli Stati membri” per trovare “una soluzione”. Bruxelles ha parlato di “imperativo umanitario”, ribadendo che l’esecutivo comunitario “continuerà a fare tutto il possibile, nell’ambito delle nostre competenze, per sostenere e coordinare eventuali sforzi di solidarietà”.

Non si fa commuovere il ministro dell’Interno, per il quale la soluzione è che i migranti vadano metà in Olanda e metà in Germania “e sequestro della nave pirata. Punto”. Un’alternativa arriva da monsignor Cesare Nosiglia: “La Diocesi di Torino – annuncia – è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato i migranti della Sea Watch”. L’arcivescovo esprime poi solidarietà “a quanti in Italia, e anche nella nostra città, stanno dimostrando pacificamente per richiamare l’attenzione sulla situazione di grave e ingiusta sofferenza in cui si trovano 42 persone”. E critiche alla linea dura del Governo partono dall’opposizione.

“E’ disumano tenere 42 persone in mezzo al mare. Salvini faccia sbarcare immediatamente i naufraghi”, chiede Graziano Delrio (Pd). Igor Boni, dei Radicali Italiani annuncia uno sciopero della fame per protesta. Pietro Grasso (Leu) attacca “un governo che non ha nessuna intenzione di risolvere i problemi, ammesso che siano tali, che ignora le soluzioni offerte e lucra consenso sulla pelle di uomini, donne e bambini”. Un appello allo sbarco è stato lanciato anche da oltre 40 associazioni con una lettera al premier Conte.


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