Zeffirelli se ne va a 96 anni

Il regista è morto a Roma dopo una lunga malattia. Fu eletto senatore a Catania con Forza Italia

Zeffirelli se ne va a 96 anni

FIRENZE – E’ morto Franco Zeffirelli. Il regista aveva 96 anni. All’anagrafe Gian Franco Corsi Zeffirelli, se n’è andato stamani nella sua casa di Roma, sull’Appia Antica, assistito dai figli adottivi Pippo e Luciano, da un medico e dal parroco della chiesa di San Tarcisio che ha benedetto la salma.

Circa una settimana fa aveva ricevuto l’estrema unzione. “Si è spento serenamente – riferiscono i familiari – dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi”. Dopo i funerali di cui stabilire ancora luogo e data, riposerà nel cimitero monumentale delle Porte Sante di Firenze, città dove era nato il 12 febbraio 1923. La camera ardente sarà allestita in Campidoglio a Roma.

E’ stato l’unico regista italiano a fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004. Si faceva volentieri chiamare maestro.

Era appena diplomato all’Accademia di belle arti quando Luchino Visconti lo volle per allestire le scene teatrali di ‘Troilo e Cressida’ (1949) per poi chiamarlo, come assistente, sul set di ‘La terra trema’. Cominciava così un sodalizio vitale, burrascoso e fecondo che coinvolse Zeffirelli.

Senza Visconti, probabilmente il giovane orfano (il padre lo aveva riconosciuto solo quando aveva 19 anni, la madre morì quando era bambino) non avrebbe calcato i palcoscenici più famosi, non sarebbe diventato amico e confidente di stelle come Anna Magnani, Maria Callas o Richard Burton, non avrebbe potuto debuttare dietro la cinepresa già nel ’57 (con ‘Camping’) dopo un tirocinio che lo aveva affiancato a Francesco Rosi sul set di ‘Senso’ (1954).

Divenne famoso con una coppia di successi planetari come ‘La bisbetica domata’ (che nel ’67 riuni’ Richard Burton e Liz Taylor) e ‘Romeo e Giulietta’ (1968). Il nume tutelare era la penna di William Shakespeare. Quattro anni dopo l’operazione si ripeteva nel nome di San Francesco con ‘Fratello sole, sorella luna’ (1972).

Ormai Zeffirelli era una star, eppure un pregiudizio negativo lo avrebbe accompagnato sempre per il suo gusto anticonformista di smarcarsi costantemente dalle correnti del pensiero dominante. Polemico, feroce nei giudizi, orgogliosamente fazioso, dalla politica allo sport, Zeffirelli si ritenne a lungo uno straniero in Italia.

Non abbandonò mai il cinema, ma sono rari i titoli capaci di fare storia nella sua maturità, da ‘Il giovane Toscanini’ (contestato a Venezia nel 1988) a un modernissimo ‘Amleto’ (1990) con Mel Gibson. Proprio dagli anni 90 la sua firma si fece però più rada, nonostante un elegante ‘Jane Eyre’ (1996) o l’autobiografico ‘Un tè con Mussolini’ (1999). Nel ’94 entrava in Parlamento, eletto senatore a Catania per Forza Italia.

C’è da riflettere sul fatto che nessun grande festival, e neppure l’Oscar (nonostante ben 14 nomination per i suoi film) abbia voluto riconoscere il suo indubbio talento. Da qualche anno si era rinchiuso in un distaccato silenzio, circondato dall’affetto di pochi amici e dei figli adottivi nella bella casa romana e nella villa sulla costiera amalfitana.

Tra i messaggi di cordoglio quello del Teatro Massimo di Palermo che ricorda “con affetto Franco Zeffirelli e dedica alla sua memoria la prima di Pagliacci di Leoncavallo, che andrà in scena questa sera”.


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