Rimborsi M5s, l’ira dei Giarrusso

Il senatore catanese nella bufera: “Strani bonifici? Errore dell’impiegato, calci nel sedere a chi non restituisce”. L’ex Iena etnea: “Ecco di cosa non si sono ‘accorti’ gli altri partiti”

Rimborsi M5s, l’ira dei Giarrusso

ROMA – “Io faccio i bonifici allo sportello del Senato e l’impiegato mi consegna le ricevute. Quello scellerato, che avrà fatto bisboccia la sera prima, sul timbro ha modificato giorno e mese, ma non l’anno. Ho già contattato il direttore della banca per dirgli che lo ritengo responsabile dei danni procurati, ma mi ha assicurato che domani mi invierà la certificazione”. Il senatore catanese del M5s Michele Mario Giarrusso in un’intervista alla Stampa assicura di avere “la coscienza a posto”.

Il parlamentare etneo è finito nel calderone dello scandalo sui rimborsi. Su twitter uno dei due autori di Supernova, Marco Canestrari, ha mostra una foto dello strano bonifico del senatore che mostra come data della valuta e dell’esecuzione dell’ordine il 20 gennaio 2015 e un timbro della banca “Eseguito” che riporta la data del 20 gennaio 2014: “C’è un bonifico che ha le date sballate. Che l’abbia falsificato?”.

Sui i quattro bonifici per i mesi da aprile a luglio del 2015, tutti con la stessa cifra, Giarrusso cerca di chiarire: “Noi percepiamo due entrate dal Senato: emolumento e diaria. Abbiamo l’impegno di restituire la metà dell’emolumento e quella è la soglia minima sotto la quale non possiamo scendere. Della diaria invece dobbiamo restituire solo quello che non spendiamo. A volte però spendiamo più di quanto ci viene rimborsato e siccome la diaria non possiamo scalarla dallo stipendio, la portiamo al mese successivo. Così, spalmata, escono spesso cifre identiche”.

I parlamentari del M5s che non hanno restituito, secondo il senatore “vanno presi a calci nel sedere. Non so nemmeno con che faccia potrebbero un domani farsi vedere in Senato. Ma il Movimento è parte lesa”, dice Giarrusso. “Abbiamo fatto molte opere di bene in questi anni con le restituzioni. Adesso però dobbiamo dare un segnale. Quando parliamo di onestà la intendiamo come valore politico: non siamo tutti onesti, ma reagiamo al venir meno degli impegni etici presi”.

Un altro Giarrusso catanese, Dino, che ha lasciato le Iene per candidarsi a Roma col Movimento 5 stelle, contrattacca su Facebook. “Se qualcuno ha mentito sui rimborsi è grave, ma i partiti che adesso ci attaccano non si sono accorti che il tesoriere della Margherita Lusi si era imbertato decine di milioni di euro di soldi pubblici, non si sono accorti che Cuffaro avesse rapporti con la mafia, non si sono accorti che l’iscritto al Pd Buzzi (il quale foraggiava riccamente le campagne elettorali di Marino, Battaglia, Giansanti, Alemanno, Alfonsi e tanti altri), avesse creato un sistema di corruzione e potere così potente e vischioso da essere definito ‘mafia capitale'”.

E poi ancora “non si sono accorti che Coratti, Ozzimo, Odevaine, Tassone stando alle sentenze di condanna fossero parte di quel sistema marcio, non si sono accorti che il tesoriere della Lega Belsito comperava diamanti e la famiglia Bossi lauree farlocche in Albania con soldi pubblici, non si sono accorti che i loro consiglieri regionali usavano i soldi dei cittadini italiani per comperare mutande verdi, fuoristrada, vibratori, vini di lusso e altri beni personali, non si sono accorti di Galan in veneto, di Formigoni in Lombardia, di Genovese in Sicilia, e di centinaia di altri in tutta Italia, non si sono accorti dell’oceanico debito pubblico che hanno creato e della povertà in cui hanno ridotto il paese. Non si sono accorti di nulla, in questi trent’anni, e oggi dicono a noi che siamo inadatti a governare?”.


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