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 venerdì, 30 luglio 2010

Italia
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"Fiat deve risarcire l'Italia"
Per il presidente Lombardo "è sconcertante l'atteggiamento del Lingotto. Il progetto di Rossignolo è interessante". Rinaldini (Fiom): "Intollerabile sudditanza del governo nei confronti dell'azienda". Epifani (Cgil): "Sciopero per fare pressione sull'Esecutivo"


TERMINI IMERESE (PALERMO) - "Scriverò al ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, per chiedergli di mettere tutte la carte in tavola riguardo le proposte al vaglio di Invitalia".

Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, partecipando a una tavola rotonda organizzata a Termini Imerese nell'ambito del congresso regionale della Fiom-Cgil, alla presenza del leader sindacale Gianni Rinaldini ha confermato l'interesse nei confronti dello stabilimento siciliano, anche dell'imprenditore Gian Mario Rossignolo, che nei giorni scorsi aveva smentito però le indiscrezioni che riguardavano proprio la sua azienda: "Il progetto di Rossignolo - ha sottolineato Lombardo - mi sembra una cosa seria, anche se ovviamente non ha gli stessi numeri di Fiat. Comunque non posso dire altro al momento".

Il governatore esclude invece che la Cape del finanziere Simone Cimino "possa essere la soluzione giusta per Termini Imerese, è un progetto in evoluzione che si realizzerà nell'arco di tanti anni". Lombardo ha assicurato che nei prossimi giorni incontrerà i responsabili di Invitalia "per conoscere più in dettaglio le proposte che riguardano il settore dell'auto. Lo stanziamento di 100 milioni da parte del governo nazionale mi sembra magro".

"L'atteggiamento della Fiat ci sconcerta. Durante l'ultimo incontro al ministero dello Sviluppo l'assessore all'Industria Marco Venturi ha chiesto al Lingotto cosa sono disposti a fare per Termini Imerese? Ma Fiat elude, giochicchia e la risposta io la immagino: nulla. Visti i precedenti - ha aggiunto Lombardo - magari Fiat vorrà mettersi di traverso all'ingresso di un concorrente in Italia. Ma se non metterà a disposizione lo stabilimento, se ne costruirà uno nuovo. Di certo a Termini Imerese non si costruiranno centri commerciali per vendere spagnolette e lampade da tavolo. Dobbiamo riprendere il discorso col ministro Claudio Scajola, che vedrò giovedì a Roma. Vorrei dal governo lo stesso impegno profuso nel settore dell'energia. Ci aspettiamo di più".

Il governatore siciliano ha criticato anche la proprietà di Fiat: "Non crediamo alle favolette romantiche del giovane erede di Gianni Agnelli che ha detto di sognare una Fiat col cuore in Italia. Questo romanticismo stride con la brutalità di Marchionne". A chi gli ha chiesto se avesse in programma di incontrare gli Agnelli, Lombardo ha risposto ironico: "Mi farò raccomandare da Obama".

"È importante che della vertenza Termini Imerese si continui a parlare, anche a livello internazionale. Parlatene anche in Germania" ha detto poi rivolgendosi al leader della Ig Metal, il potente sindacato tedesco dei metalmeccanici, Helmut Leinse, presente alla tavola rotonda a fianco del segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini. Proprio Gianni Rinaldini ha sottolineato che "Fiat tiene più all'immagine commerciale che alla salvaguardia dei posti di lavoro. A Marchionne importa che di Fiat si parli bene all'estero - ha sostenuto - tant'è che ha costruito un'immagine di Chrysler che non rispecchia in toto la realtà".

"La decisione di chiudere Termini Imerese rientra nel disegno che sta portando a compimento la Fiat, vale a dire lo scorporo dell'auto con la costituzione di una nuova società della quale la famiglia Agnelli avrà tra il 16% e il 17% e dentro cui ci sarà probabilmente un terzo soggetto. Questo è il percorso tracciato da Sergio Marchionne. Va nella stessa direzione dei piani che aveva in mente l'avvocato Gianni Agnelli, cioè l'abbandono dell'auto. In questo scenario - ha aggiunto Rinaldini - è assordante il silenzio del governo Berlusconi, che dimostra sudditanza nei confronti di Fiat e di non avere alcuna idea di politica industriale. Questa è la vera ragione per cui Fiat chiude Termini Imerese, non c'è un problema di costi ma solo un disegno strategico con l'Italia che sarà parte marginale della nuova società che ha intenzione di costruire Fiat".

"Marchionne il 21 aprile farà il suo mega-show con gli analisti ai quali presenterà il piano industriale 2010-2014. Poi farà la sua conferenza stampa e solo dopo incontrerà i sindacati per comunicare il piano, senza negoziare. Ecco, questo non lo possiamo permettere, per questo motivo è necessario agire in anticipo - ha continuato Gianni Rinaldini - Fiat deve avere ben chiaro che se proseguirà nella strategia che finora ha portato avanti si ritroverà ad affrontare un scontro sociale forte. In assenza della convocazione del tavolo sui settori e dell'apertura di un vero negoziato per Termini Imerese, lo sciopero alla Fiat prima del 21 aprile mi sembra giusto e opportuno".

"Dobbiamo essere in grado di stringere i tempi - ha aggiunto Rinaldini - Il tavolo del 13 aprile non può essere interlocutorio come le riunioni precedenti. Bisogna mettere le carte in tavola e non può essere la Fiat a stabilire quale progetto va bene sulla base delle proprie convenienze". "Uno sciopero per Termini Imerese sarebbe un modo per far pressione sul governo, prima di esaminare le proposte di riconversione del sito - ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - Il governo deve dirci cosa vuole fare su Termini e lo sciopero e un modo per premere sull'esecutivo prima di esaminare le proposte.  C'è il rischio che si perdano quote di lavoro e produzione in Italia perchè - ha spiegato - il gruppo Fiat è sempre più internazionale".

"L'impressione è che a Termini Imerese ci sia una difficoltà strutturale, se la Fiat dovesse chiudere lo stabilimento le conseguenze al momento sarebbero imprevedibili per la loro portata. La questione non riguarda solo Fiat ma anche le aziende dell'indotto e non solo quelle direttamente collegate. Il numero delle persone coinvolte sarà altissimo - ha detto Helmut Lense, segretario del sindacato tdesco dei metalmeccanici IG Metal e responsabile auto della Federazione internazionale dei sindacati metalmeccanici, presente oggi a Termini Imerese per il congresso siciliano della Fiom-Cgil - Anche in Germania abbiamo vissuto una situazione analoga con la Opel e alla fine il governo si è deciso a mettere i soldi per salvaguardare i posti di lavoro e non per finanziare la disoccupazione".

"Il management di General Motors stava per distruggere la Opel, se ciò non è successo è perchè i lavoratori si sono mobilitati, dimostrando di essere più responsbaili dei manager. Solo attraverso la lotta e gli scioperi anche il governo tedesco ha capito che doveva cambiare la sua linea per salvare i posti di lavoro. È stata una lotta solidale e collettiva, alla quale hanno partecipato i lavoratori di tutti gli stabilimenti".

09/03/2010



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