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venerdý, 27 maggio 2016

Gli ambientalisti: "Compagnie senza scrupoli"


ROMA - La perdita di petrolio in mare dalla raffineria di Gela, "è l'ennesima dimostrazione che l'utilizzo del petrolio non è una pratica sicura così come vogliono farci credere l'Eni e le altre compagnie petrolifere che operano nel nostro Paese". Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia, attacca senza mezzi termini. "La zona di Gela già fortemente provata da cinquant'anni di attività della raffineria, si trova ancora una volta a affrontare una seria minaccia ambientale. Ma non sembra che questo scoraggi i nuovi progetti della compagnia di espandere l'estrazione di idrocarburi al largo di queste coste. E' ora di fare delle scelte precise per la tutela del mare e delle comunità locali che da esso dipendono, e di puntare su fonti di energia pulite. E' responsabilità delle Regioni tutelare il proprio territorio di fronte agli interessi senza scrupoli delle compagnie petrolifere".

Molto critica anche Legambiente: "Desideriamo richiamare tutti, ministero dell'Ambiente, Regione, Arpa, Asp, Comune, Provincia e l'azienda Eni, alle proprie responsabilità. Se sembra banale dire che questo è l'ennesimo incidente che determina a Gela il grave inquinamento del fiume e del mare, non è però superfluo ricordare che già nel 2003 avemmo a denunciare un avvenimento quasi identico e che nel 2008 la Magistratura pose sotto sequestro i serbatoi colabrodo. Condividiamo con il presidente Crocetta l'opinione che bisogna organizzare in loco task force specifiche composte da Arpa, Genio civile, Asp e uffici ambientali delle province, per esercitare un'azione continua e costante di controllo. Da tempo, per Gela, sono state concesse le autorizzazioni ambientali, regionali e nazionali, necessarie per rafforzare la sicurezza degli impianti". 






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