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mercoledý, 22 novembre 2017

Pubblicato: 26/04/2013

Mafia e rifiuti, sequestri a Catania

Profitti illeciti grazie alla raccolta: confiscati beni per un milione di euro a Roberto Russo, elemento di spicco della cosca Cintorino legata al clan Cappello-Bonaccorsi

CATANIA - Beni per un milione di euro sono stati sequestrati dalla Dia di Catania a Roberto Russo, 48 anni, ritenuto elemento di spicco della cosca Cintorino, legata al clan Cappello-Bonaccorsi. Arrestato nel gennaio scorso nell'operazione Nuova Ionia, Russo è accusato di avere favorito l'infiltrazione mafiosa nel settore della raccolta dei rifiuti, nella zona dell'alto Jonio etneo. Il sequestro è stato disposto del tribunale su richiesta della Dda della Procura di Catania.

Nel dettaglio sono stati confiscati un terreno con una costruzione; una quota di un appartamento con garage; un bar-tabacchi, due autoveicoli, conti correnti bancari e postali, la società Alkantara 2001 Soc.Coop. Arl (che apparentemente operava nei lavori stradali e delle costruzioni e invece si sarebbe aggiudicata lavori pubblici per la rimozione di piccole discariche); una quota della società Mar Service Srl operante nel campo della raccolta di rifiuti.

Per mezzo delle due società, Russo avrebbe operato direttamente nella raccolta dei rifiuti, forte del potere di intimidazione derivante dall'appartenenza al clan Cintonrino-Cursoti. Russo, già responsabile tecnico-operativo della Aimeri Ambiente srl per la zona di competenza della Ato CT 1 - Joniambiente, era stato già raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere nel maggio del 2012 e nel gennaio scorso per associazione mafiosa, traffico di droga, delitti in materia di armi, contro il patrimonio e in materia ambientale nell'ambito dell'operazione Nuova Ionia.

Le indagini hanno evidenziato anche il suo ruolo di dirigente del clan e di manovratore di meccanismi volti all'ottenimento di illeciti profitti grazie all'infiltrazione mafiosa nella raccolta dei rifiuti sul territorio dell'alto Jonio etneo. Gli investigatori hanno identificato diversi cespiti patrimoniali, intestati a parenti, di cui l'uomo sarebbe stato titolare e accertato forti profili sperequativi tra i redditi dichiarati e il patrimonio dell'uomo tali da fondare la presunzione di un'illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività connesse al suo inserimento nel clan.




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