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martedì, 21 febbraio 2017

Gli italiani all'estero premiano il Pd e Monti

Il centrosinistra vince alla Camera e al Senato, il Professore raccoglie il 20% lasciando indietro il Pdl. Nessun boom di Grillo

Il Pd di Bersani primo partito sia alla Camera che al Senato, seguito dal Centro di Monti che capitalizza quasi il 20%, lasciandosi indietro il Pdl di Berlusconi. Per i grillini del Movimento 5 Stelle - anomalia più eclatante - nessun 'boom'. Rispetto alla realtà nostrana è un'Italia assai diversa quella uscita dalle urne del milione e 122mila connazionali all'estero (il 32,11% degli aventi diritto, -5% delle precedenti elezioni) che hanno votato nelle ambasciate e nei consolati di tutto il mondo in queste politiche del 2013.

Tranne che per la vittoria del centrosinistra (che però a Montecitorio avrebbe ottenuto il 29,3% e a Palazzo Madama il 30,7%), l'identikit dell'Italia scelta dagli italiani che vivono al di là dei confini è un'altra. Tanto per cominciare, rispetto ai dati nazionali, è fuor di dubbio il successo del Professore, che raccoglie i frutti della credibilità costruita a livello internazionale nelle vesti di presidente del Consiglio incassando alla Camera il 18,4% dei voti e 2 seggi e al Senato il 19,8% ed 1 seggio. Ottima la performance di Monti nei Paesi europei, come Germania, Francia e Spagna, dove la sua lista ha raggiunto la vetta sul podio.

Ma è un'assenza quella che colpisce di più in quest'altra Italia: che fine ha fatto Beppe Grillo? Dal voto degli italiani all'estero il Movimento 5 Stelle lascia una debole traccia di sè. Grillo, risultato il vero protagonista dell'agone elettorale attestandosi come leader del primo partito italiano e vero ago della bilancia di una possibile governabilità del Paese, all'estero non sembrà essere così conosciuto.

Diversa anche la sorte del Cavaliere. Se a casa si parla di rimonta del Pdl, all'estero il partito di Berlusconi viene sorpassato da quello di Monti, guadagnando alla Camera il 14,8% dei voti ed 1 seggio e al Senato 15,2 e nessun seggio. La vittoria del centrosinistra decretata dagli italiani all'estero sarebbe stata ancora più netta e sarebbe andata oltre i 5 seggi ottenuti alla Camera e i 4 Senato se avesse potuto votare anche quell'esercito di 25mila studenti Erasmus esclusi dalle urne. Lo ha dimostrato il voto simbolico di protesta espresso dal popolo Erasmus tra il 20 e il 23 febbraio in 24 capitali europee che ha visto la coalizione Pd-Sel-Cd ottenere il 40.4% di preferenze alla Camera e il 41,00% al Senato.

Questa volta il potere elettorale dei connazionali oltreconfine ha avuto un'incidenza pari circa al 7% su quello dell'intera popolazione residente in Italia, come vuole la teoria. Diverso fu il caso del 2006 quando la coalizione guidata da Romano Prodi vinse le elezioni alla Camera con uno scarto di 25.000 voti ma al Senato la differenza la fecero gli eletti all'estero che garantirono la maggioranza all'Unione.




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