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sabato, 19 agosto 2017

Via D'Amelio, chiesto rinvio a giudizio
per due boss e tre falsi pentiti

Caltanissetta: per i capoclan Vittorio Tutino e Salvino Madonia l'accusa è di strage. Stralciata la posizione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Ammesse le parti civili

CALTANISSETTA - La Procura di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio dei boss Vittorio Tutino e Salvino Madonia, imputati della strage di via D'Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Chiesto il processo anche per i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta, accusati di calunnia aggravata.

All'udienza preliminare, davanti al gup di Caltanissetta David Salvucci, erano imputati anche il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza e Calogero Pulci, ex pentito, poi espulso dal programma di protezione. Spatuzza ha chiesto il processo abbreviato. La sua posizione è stata stralciata e potrebbe essere riunita a quella di un altro collaboratore di giustizia: Fabio Tranchina. Il processo è stato rinviato al 15 febbraio.

Separata anche la sorte di Pulci, legittimamente impedito a partecipare all'udienza per motivi di salute. Per lui il processo è stato rinviato all'8 febbraio. Dopo le conclusioni dell'accusa, rappresentata dal procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, dall'aggiunto Domenico Gozzo, e dai pm Stefano Luciani e Gabriele Paci, stanno intervenendo le difese degli imputati.

I soggetti ammessi alla costituzione di parte civile dal gup di Caltanissetta sono i familiari di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta, Vincenzo Murana e Gaetano Scotto, due dei sette condannati all'ergastolo per la strage di via d'Amelio per le accuse dei falsi pentiti, la Presidenza del Consiglio dei ministri, i ministeri della Giustizia e dell'Interno, la Regione Siciliana, il Comune di Palermo e il centro studi Pio La Torre.





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