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mercoledì, 22 novembre 2017

Dalla Thailandia arriva l'ordine
di estradizione per il boss Palazzolo

Il finanziere italiano, considerato il riciclatore di denaro sporco per la mafia, era stato arrestato lo scorso 31 marzo a Bangkok mentre si preparava a lasciare il Paese. Il suo avvocato: "Possibile un rientro volontario"

BANGKOK - La Corte penale di Bangkok ha ordinato questa mattina l'estradizione di Vito Roberto Palazzolo, il finanziere italiano considerato il riciclatore di denaro sporco per la mafia e arrestato lo scorso 31 marzo in Thailandia mentre si preparava a lasciare il Paese. Lo ha riferito l'ambasciata italiana a Bangkok.

Il verdetto - le cui motivazioni saranno pubblicate tra dieci giorni - giunge dopo nove mesi di battaglia diplomatica per il trasferimento in Italia del boss, che nei lunghi anni di latitanza ha acquisito anche la cittadinanza sudafricana. Non è ancora chiaro se i legali di Palazzolo intendano presentare ricorso contro la sentenza.

Nel 2009 Palazzolo, 65 anni, è stato condannato per associazione mafiosa a nove anni con sentenza definitiva, per i suoi legami con Totò Riina e Bernardo Provenzano. Prima dell'arresto all'aeroporto di Bangkok, in Sudafrica aveva messo su un impero finanziario.

"Palazzolo non ha intenzione di fare ricorso, si configura probabilmente un rientro volontario in Italia. Non è ancora sicuro al 100%, ma stiamo parlando con il governo e con i magistrati italiani. Il mio cliente vuole parlare con i pm per chiarire buona parte della sua tortura giudiziaria", ha detto Baldassare Lauria, avvocato di Palazzolo. "Palazzolo vuole chiarire con i pm di Palermo le sue vicende processuali - ha spiegato - legate al periodo in cui era banchiere in Svizzera. È chiaro che lui potrebbe fare luce su molti misteri e sui suoi rapporti con istituzioni ed esponenti di vari enti italiani". "Ci aspettavamo la decisione della corte - ha concluso - I giudizi su vicende internazionali sono molto impregnati di politica. Le regole sono poche e poco chiare". Palazzolo ha 30 giorni per fare appello. Entro il 20 gennaio si dovrebbe quindi chiarire la sua posizione.

Per l'estradizione di Palazzolo è stato decisivo il ruolo della Farnesina. Il ministero degli Esteri - si apprende - ha seguito sin dall'inizio con la massima attenzione, per il tramite dell'Ambasciata a Bangkok e in stretta collaborazione Palazzolo - cittadino colpito da mandato di cattura internazionale emesso dall'autorità giudiziaria italiana ai sensi dell'articolo 416-bis del Codice penale (associazione a delinquere di stampo mafioso) - e arrestato per violazione delle leggi thailandesi sull'immigrazione.

o scorso 20 aprile, le autorità thailandesi hanno disposto l'arresto a fini estradizionali di Palazzolo, accogliendo la richiesta italiana. Il Ministero della Giustizia ha trasmesso, quindi, all'Ambasciata a Bangkok la domanda di estradizione per l'inoltro a quelle autorità. Il 9 luglio si è svolta a Bangkok la prima udienza del processo di estradizione. Lo stesso 9 luglio, l'Ambasciata italiana ha trasmesso alle autorità thailandesi la richiesta di rogatoria della Procura della Repubblica di Palermo, volta ad ottenere l'interrogatorio a Bangkok di Palazzolo da parte del dott. Ingroia e del dott. Paci. Il 10 ottobre il ministero thailandese ha comunicato all'Ambasciata il riscontro positivo  a tale istanza.

Il 23 luglio è giunta alla Farnesina la lettera con la quale il ministro degli Esteri thailandese ha risposto alla missiva indirizzatagli dal ministro Giulio Terzi il 5 aprile 2012 e nella quale confermava che la richiesta italiana di estradizione sarebbe stata esaminata con la massima attenzione, alla luce delle eccellenti relazioni bilaterali ed in spirito di grande collaborazione con le autorità italiane. Continua è stata l'azione di sensibilizzazione condotta dalla Farnesina e dall'Ambasciata.




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