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lunedì, 24 aprile 2017

Il gup di Catania: nuove indagini su Ciancio

Ordinanza del giudice: l'editore è sotto inchiesta per riciclaggio e concorso esterno all'associazione mafiosa. La Procura aveva chiesto l'archiviazione. Salvi: "Data la complessità del procedimento me lo assegnerò personalmente". Il legale: "Abbiamo piena fiducia nella magistratura"

CATANIA - Il gup di Catania, Luigi Barone, con un'ordinanza, ha disposto nuove indagini nel procedimento per concorso esterno all'associazione mafiosa a carico dell'editore Mario Ciancio. Nell'inchiesta è coinvolto anche l'imprenditore Antonello Giostra, per riciclaggio, reato che, su disposizione del giudice per l'udienza preliminare, è contestato adesso a entrambi. Per le nuove indagini è stato fissato il termine di 150 giorni.

La Procura di Catania per l'inchiesta ha chiesto per due volte, in sede di gip e di gup, al giudice Barone, l'archiviazione del fascicolo. "Date la complessità e la molteplicità delle indagini - afferma il procuratore capo di Catania, Giovanni Salvi -, in precedenza non espletabili a causa del decorso del termine delle indagini preliminari, avvenuto sin dal 20 marzo 2011 per Ciancio e nel 2009 per Giostra, e la rilevanza delle stesse, mi assegnerò personalmente il procedimento in delega con l'aggiunto Carmelo Zuccaro e il sostituto Antonino Fanara".

Due giorni fa la Procura della Repubblica di Catania era tornata a chiedere, in sede di udienza camerale, l'archiviazione dell'inchiesta. La prima, firmata dall'aggiunto Carmelo Zuccaro e dal sostituto Antonino Fanara, e vistata dal procuratore Giovanni Salvi, era stata depositata il 2 aprile scorso.

Pronta la replica del legale dell'editore Ciancio, Enzo Musco: "In relazione all'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, con la quale non è stata accolta la richiesta di archiviazione e sono state disposte nuove indagini, esprimiamo piena fiducia nell'operato sin qui svolto dalla Procura di Catania e nel successivo accertamento".

"Gli elementi di indagine già acquisiti e posti a sostegno dell'archiviazione - aggiunge il penalista -, quali le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l'essere tutti i soci del progetto Icom estranei a qualsiasi sodalizio criminale, la trasparenza di ciascun operazione contabile e immobiliare, depongono in maniera chiarissima a favore dell'estraneità del dottor Ciancio dai fatti oggetto della stessa indagine".

"Soltanto una lettura ideologicamente orientata - sostiene Musco - può pervenire a una diversa conclusione. Ribadisco che il dottor Ciancio non ha avuto, neppur lontanamente, alcun rapporto con ambienti mafiosi o personaggi legati a associazioni mafiose e non ha compiuto alcuna attività di riciclaggio".




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