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giovedì, 23 marzo 2017

Eurispes: redditi insufficienti, ok solo una famiglia su tre


ROMA - I redditi di una "famiglia tipo non sono sufficienti a fare fronte alle spese per una vita dignitosa" e solo un terzo delle famiglie riesce ad arrivare con serenità alla fine del mese, mentre un italiano su quattro è sempre più costretto a ricorrere al credito al consumo come forma di integrazione al reddito. Si legge in uno studio di Eurispes, secondo il quale l'economia sommersa finisce per essere una 'camera iperbarica' che consente di far riprendere fiato ai soggetti in difficoltà.

Con la crisi economica - sostiene l'Eurispes - oltre allo spread sui titoli di Stato cresce anche quello tutto italiano tra ricchezza reale, redditi dichiarati e tenore di vita delle famiglie italiane, un differenziale che, soprattutto nelle regioni e nelle province del Sud, registra livelli significativamente elevati. Gli studi più recenti elaborati dall'Eurispes mostrano che "i redditi di una famiglia tipo in varie città del Nord, del Centro e del Sud Italia non sono sufficienti a fare fronte alle spese necessarie per condurre una vita dignitosa".

Questo è il principale fattore che spinge una percentuale sempre più elevata di persone a cercare altre risorse attraverso soprattutto un doppio lavoro. Inoltre, le misure di risanamento adottate negli ultimi anni, oltre ad innescare una pericolosa spirale recessiva, secondo l'Eurispes, spingono verso il sommerso parte della produzione e della ricchezza.

Mettendo a confronto le principali voci di entrata e uscita del bilancio di una famiglia italiana tipo, emergono differenziali significativi tra le diverse regioni del Paese, col primato assoluto delle regioni del Mezzogiorno, con la Puglia in testa, dove lo spread tra ricchezza dichiarata e benessere reale si attesta a 54 punti base, seguita da Sicilia, Campania e Calabria (spread rispettivamente di 53, 51 e 50 punti).

Al contrario, lo squilibrio tra entrate e uscite di cassa - indice di una ricchezza familiare 'non dichiarata' -, è minore nelle regioni del Centro Nord, in particolare in Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna dove il differenziale registra valori minimi: rispettivamente di 1, 11, 12, 13 e 16 punti base.




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