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domenica, 02 ottobre 2016

Pubblicato: 15/08/2012

Mare inquinato in Calabria e Campania

Il monitoraggio di Legambiente premia Sardegna e Toscana, regioni dove l'acqua è più pulita. A sorpresa male anche la Liguria. In Sicilia gli impianti di depurazione non sono adeguati al numero di abitanti

ROMA - Un punto inquinato ogni 62 chilometri di costa, con una maggiore concentrazione di acque inquinate in Calabria, Campania e quest'anno a sorpresa anche in Liguria, mentre Sardegna e Toscana sono le regine del mare pulito italiano. Nemici numero uno delle acque marine sono torrenti, fiumi, canali, con un allarme inquinamento legato soprattutto alle foci dei corsi d'acqua. Sono i risultati finali del tour 2012 di Goletta Verde, la campagna di Legambiente che per due mesi ha circumnavigato lo Stivale monitorandone lo stato di salute del mare.

Un bilancio, presentato a Roma, che quest'anno riserva almeno una sorpresa nelle pagelle per le regioni italiane, negativa per giunta. È il caso della Liguria che balza al secondo posto in classifica per il mare più inquinato e si fregia della maglia nera con 15 prelievi risultati oltre i limiti di legge, dietro alla Calabria con 19 punti inquinati e quasi a pari merito con la Campania dove ne sono stati registrati 14. Quarto posto da 'bollino nero' per il Lazio.

Dati contestati dalla Regione Liguria che ribatte a Legambiente sostenendo che i punti di balneazione conformi sono pari al 97% (364 su 373). Regioni col mare più pulito si confermano Sardegna e Toscana, rispettivamente con un campione inquinato ogni 433 e 200 chilometri di costa. Bene anche l'Emilia Romagna. Il monitoraggio scientifico quest'anno è stato ancora più capillare grazie alle segnalazioni di cittadini e bagnanti tramite SOS Goletta, contribuendo a quasi metà dei campionamenti effettuati in tutta Italia.

Su un totale di 205 analisi microbiologiche effettuate in mare dal laboratorio itinerante di Goletta Verde, col contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati e la partecipazione di Corepla, Novamont e Nau!, i campioni risultati "fuori legge" sono 120, di cui 100 quelli "fortemente inquinati", cioè con concentrazioni di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge. Per la maggior parte, l'86%, questi punti si concentrano in corrispondenza di foci di corsi d'acqua.

Sul banco degli imputati resta la mancata o inadeguata depurazione dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda 24 milioni di abitanti che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso canali utilizzati come vere e proprie fognature. "Il mare italiano continua ad essere minacciato da troppi scarichi fognari non depurati - spiega Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente -, nonostante siano trascorsi ben 36 anni dall'approvazione della prima legge sulla trattamento delle acque reflue".

"Bisogna investire subito e al meglio risorse adeguate - aggiunge -, a partire da quelle stanziate dalla delibera Cipe dell'aprile scorso che prevede 1,8 miliardi di euro per le regioni del Mezzogiorno". Le regioni peggiori per numero di abitanti senza adeguata depurazione sono Sicilia, Lazio e Lombardia. Un vero e proprio "problema ambientale e sanitario", denuncia Legambiente, "che sta per diventare anche economico vista la condanna dell'Italia da parte della Corte di giustizia europea arrivata a fine luglio perchè 109 agglomerati urbani medio grandi, distribuiti in 8 regioni, non si sono ancora adeguati alla direttiva europea sul trattamento delle acque reflue".




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