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giovedì, 23 marzo 2017

Troppe tasse e corruzione
così l'Italia non cresce più

Rapporto della Corte dei conti sulla finanza pubblica: l'aumento della pressione fiscale provoca "impulsi recessivi" a danno dell'economia. Allarme dei giudici sul malaffare nella sanità

ROMA - L'aumento della pressione fiscale provoca "impulsi recessivi" sull'economia reale allontanando gli obiettivi di gettito e provocando un "rischio di avvitamento". E' quanto afferma il presidente di coordinamento delle sezioni riunite della Corte dei conti Luigi Mazzillo nel corso della presentazione del Rapporto 2012 sul Coordinamento della finanza pubblica.

Nel 2011 secondo il report "il gettito fiscale è rimasto al di sotto delle previsioni, penalizzato dalla mancata ripresa dell'economia", ha detto il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, aggiungendo che si tratta di "un fenomeno non occasionale destinato a protrarsi per alcuni anni".

Mazzillo ha poi sottolineato che nella sanità persistono "frequenti episodi di corruzione a danno della collettività che continuano a essere denunciati". In base al rapporto, "al netto degli interessi e dei trasferimenti alle amministrazioni locali, le spese dello Stato risultano diminuite nel biennio 2010-2011 di circa il 6%". Giampaolino ha spiegato che però le "riduzioni di spesa superiori alle attese" si confrontano con un "contesto di sostanziale assenza di crescita".

Per il presidente della Corte dei conti "sono dunque esplose lo scorso anno le contraddizioni che accompagnano l'attuazione della politica di bilancio. Da una parte l'efficacia delle misure di contenimento delle spese, che nei fatti si rivelano più stringenti di quanto sembri essere percepito dall'opinione pubblica nazionale e, soprattutto internazionale; dall'altra una dinamica di crescita asfittica che rende difficile conseguire risultati migliori di quelli effettivamente realizzati".

Per Giampaolino il processo di riduzione delle spese si è tradotto in "uno sforzo di contenimento di grande rilievo, anche se del tutto sbilanciato nella composizione: a una riduzione di meno del 3% delle spese primarie correnti fa, infatti, riscontro la caduta delle spese in conto capitale del 26%".

Nel solo 2011, ha spiegato Giampaolino, "la spesa primaria segna anche una diminuzione superiore di quasi 4 miliardi al livello previsto in sede di Def nell'aprile 2010. Nel quadro della generale compressione delle spese in conto capitale, risalta il taglio applicato ai contributi alle imprese che, sempre nel biennio, ha nettamente superato il 50 per cento". Un trend che nell'ultimo biennio "segna una netta inversione di tendenza rispetto all'intero arco degli anni 2000, durante il quale la spesa primaria dello Stato era aumentata ad un tasso medio annuale di circa il 6%".




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