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sabato, 19 agosto 2017

Pubblicato: 07/02/2012

"Ue, in Sicilia opere lumaca"

Relazione del ministro per la Coesione territoriale, Barca: "Solo l'8% dei progetti finanziati da Bruxelles tra il 2000 e il 2006 risulta completato. L'Isola è all'ultimo posto, pur avendo beneficiato in assoluto della quota maggiore". La replica della Regione: "La responsabilità non è nostra"

PALERMO - In Sicilia solo l'8% dei progetti finanziati da Bruxelles tra il 2000 e il 2006 risulta completato al 30 giugno del 2011, il resto delle opere procede a passo di lumaca. Questo dato colloca l'isola all'ultimo posto in Italia, in partnership con la regione Puglia. La lentezza con cui vengono portati avanti i programmi emerge dalla recente relazione sulla 'coesione territoriale in Italia' presentata dal ministro Fabrizio Barca in Parlamento.

IN SICILIA LA QUOTA MAGGIORE DI FONDI. Eppure, come rileva il ministro, la Sicilia è la regione che ha beneficiato in assoluto della quota maggiore di fondi nel periodo preso in considerazione, ben 16,88 miliardi, addirittura cinque volte superiore al totale assegnato al centro-nord (3,48 miliardi). Su 2.177 progetti finanziati ne sono stati conclusi al 30 giugno dlelo scorso anno 186, con una percentuale (8,6%) pari alla metà della media delle regioni del Mezzogiorno (16%), con Abruzzo e Molise che guidano la classifica meridionale con il 31% e il 29%.

PRIMATO NEGATIVO ANCHE PER I FAS REGIONALI. Alla Sicilia, inoltre, va un altro primato negativo, questa volta in solitario, la quota più bassa di progetti completati finanziati col Fas regionale: il 25,7% rispetto alla media nazionale del 50% e a quella del Sud pari al 44,3%.

ARTIFICI SUL RENDICONTO DELLA SPESA DEI FONDI. La Sicilia, come la Calabria e la Campania, utilizza artifici di ingegneria finanziaria che consentono all'amministrazione di rendicontare la spesa dei fondi comunitari, anche se in realtà queste risorse non sono state utilizzate. In particolare, la Regione ha appostato somme in due fondi, uno per il venture capital (Jeremie, 60 mln) e l'altro per lo sviluppo di aree urbane (Jessica, 148 mln). Questo tipo di procedura, sebbene sia consentita dai regolamenti comunitari, non trova pieno consenso dal ministero per la Coesione territoriale. "Tale scelta - scrive il ministro Fabrizio Barca nella sua ultima relazione - appare dettata dal vantaggio in termini di rendicontazione delle spese più che una fondata valutazione della loro appropriatezza e della loro dotazione finanziaria".

Dice il dirigente del dipartimento per la programmazione della Regione siciliana, Felice Bonanno: "Si tratta di strumenti previsti dai regolamenti comunitari, se serve dare uno strattone forse si dovrebbe dare alla Commissione europea". Il ministro sostiene che "all'aumento di spese rendicontate che è conseguito a queste scelte non è infatti generalmente corrisposto alcun utilizzo dei fondi - ancora non operativi - con benefici nulli per le imprese e rischi elevati di non riuscire a utilizzare le risorse così appostate e non riprogrammabili, entro la data di chiusura dei programmi".

LA REPLICA DELLA REGIONE: "NON DIPENDE DA NOI". Il dirigente del dipartimento per la programmazione della Regione siciliana, Felice Bonanno, spiega che le opere-lumaca riferibili al periodo 2000-2006 riguardano progetti legati ai vecchi Fas regionali e per i quali la responsabilità non è dell'amministrazione ma di altri soggetti, come Anas e Rfi.

Dei 4 miliardi di vecchi Fas, fondi spesso stanziati a valere su accordi di programma quadro, "1,7 miliardi riguardano opere dell'Anas e solo la Agrigento-Caltanissetta ha fatto spesa". Oltre 600 milioni sono collegati a contratti di programma e patti territoriali, in questo caso il soggetto responsabile è il ministero per lo Sviluppo.




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