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martedì, 23 maggio 2017

Italiani longevi, ma in Sicilia si muore prima

Il ministero della Salute presenta una cartella clinica dell'Italia: l'età media è tra le più alte d'Europa, ma il cattivo stile di vita è molto diffuso. Nell'Isola e in Campania i record negativi

ROMA - L'Italia è tra i Paesi più longevi d'Europa, ma rischia di peggiorare le proprie condizioni di salute con cattivi stili di vita, in particolare la pigrizia e il fumo. Aumenta la popolazione straniera residente nel nostro Paese, arrivata a 4 milioni 570 mila 317 unità nel gennaio di questo anno, ovvero il 7,5% della popolazione totale. Il quadro generale arriva dalla relazione sullo stato sanitario del Paese 2009-2010 presentata oggi al ministero della Salute, una sorta di cartella clinica dello Stivale.

Sebbene la speranza di vita alla nascita in Europa sia una delle più alte al mondo (è pari a 76,1 anni per gli uomini e a 82,2 anni per le donne) sono ancora troppi gli anni vissuti con limitazioni causate da disabilità. In particolare, in Italia nel 2007, sebbene le donne abbiano una vita media di 5,5, anni più elevata degli uomini (84,2 anni rispetto ai 78,7), hanno in media 6,4 anni in più da vivere con disabilità: ben 22,3 anni rispetto ai 15,9.

Fra gli uomini, le malattie del sistema circolatorio, per la prima volta nel 2008, divengono la prima causa di morte (97.953 decessi su 281.824 totali), superando i tumori (97.441). Tra le donne invece, come già osservato da tempo, le malattie cardiovascolari si confermano principale causa di morte con 126.531 decessi su 296.366 (43%), mentre i tumori, responsabili di 74.767 decessi (25%) rappresentano la seconda grande causa di morte.

SEMPRE PIU' ANZIANI
- Dei 60 milioni 626 mila abitanti censiti al primo gennaio 2011, più di uno su cinque, il 20,3%, ha più di 65 anni, mentre i giovani fino a 14 anni sono il 14% e la popolazione in età attiva, 15-64 anni, è pari a meno dei due terzi del totale. Le prevalenze degli ultrasessantacinquenni sono incrementate nel tempo, passando dal 6,2% nel 1901 al 20,3% nel 2011. Consistente è l'aumento degli ultraottantenni, passati dallo 0,7% nel 1901 al 5,6% nel 2009, e si stima che saliranno al 9% nel 2030.

L'indagine multiscopo 2008 Istat rileva che le malattie più diffuse negli ultrasessantacinquenni sono l'artrosi e l'artrite, seguite dall'ipertensione arteriosa e, per il solo genere femminile, dall'osteoporosi. Il peso percentuale cresce al crescere dell'età ed è sensibilmente superiore ai corrispondenti valori per la popolazione generale.

SICILIA MORTALE
- In Italia, i livelli peggiori di mortalità si registrano in Campania e in Sicilia, mentre il quadro migliore si conferma essere quello delle Marche, che presentano il tasso più basso per entrambi i sessi. La Sicilia mantiene la penultima posizione per la mortalità femminile a fronte di un importante miglioramento del tasso; preoccupa, invece, il peggioramento nella graduatoria dei tassi maschili, nella quale la Regione passa da livelli inferiori a quelli nazionali a livelli abbondantemente superiori: da 127,68 per 10.000 abitanti del 2001 (valore nazionale: 129,41) a 116,01 del 2008 (valore nazionale: 112,38).

INVECCHIANO LE MADRI - Continua l'invecchiamento delle madri: il 5,7% dei nati ha una madre con almeno 40 anni, mentre prosegue la diminuzione dei nati da madri di età inferiore a 25 anni. Si segnala la continua diminuzione delle nascite da madri minorenni, pari a 2.514 nel 2008, un valore inferiore di circa un quarto rispetto a quello registrato nel 1995 (3.142 unità).

Il tasso di natalità varia da 7,7 nati per 1.000 in Liguria a 11 nella Provincia autonoma di Bolzano rispetto a una media nazionale di 9,6 per 1.000.La popolazione femminile residente in Italia all'1 gennaio 2010 è pari a 31.052.925 (51,5% della popolazione totale), di cui le straniere con 2.171.652 rappresentano il 7% del totale. Circa la metà (14.029.029 donne) è in età riproduttiva (15-49 anni).




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