Facebook | Twitter | Mobile | RSS | Scrivi alla redazione
venerdì, 26 agosto 2016

Pubblicato: 30/07/2011

"Troppe trivelle, mare a rischio"

L'allarme di Goletta verde: "Canale di Sicilia flagellato dalle nuove piattaforme petrolifere, in particolare al largo di Gela e Ragusa"

ROMA - Trentamila chilometri quadrati di mare rischiano la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. In particolare il Canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche. È questo l'allarme lanciato da Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, con il dossier "Un mare di trivelle".

Il rapporto illustra tutti i rischi legati alle 117 nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano. Sul territorio sono stati concessi 21 nuovi permessi di ricerca (per un totale di 41.200 chilometri quadrati) e neppure il mare è stato risparmiato. Sono infatti 25 i permessi di ricerca rilasciati fino 31 maggio 2011, per un totale di quasi 12 mila chilometri quadrati. 

Dodici  riguardano il Canale di Sicilia, sette l'Adriatico settentrionale, tre il mare tra Marche e Abruzzo, due la Puglia e  uno la Sardegna. Se ai permessi rilasciati si sommano anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera secondo le stime dell'associazione ambientalista l'area coinvolta diventa di 30mila chilometri quadrati, una superficie più grande della Sicilia.

Nel dettaglio, spiega Legambiente, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e una nell'Adriatico settentrionale.

"Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi", dichiara Stefano Ciafani, responsabile  scientifico di Legambiente.

In Italia nel 2010 sono state estratte 5 milioni di tonnellate di petrolio (di cui circa 700mila tonnellate a mare). La produzione di petrolio da trivellazione a mare, avviene in due zone in particolare: la costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 201  si è prelevato il 54% del totale, e il mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%. Proprio su queste due zone secondo il dossier si concentra l'attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni, che non intenderebbero risparmiare neppure aree marine protette come le isole Egadi e Tremiti.

Legambiente esprime poi  anche la propria preoccupazione per un disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento per l'adozione di un Testo Unico sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi nel quale è prevista la semplificazione dell'iter autorizzativo escludendo motivazioni di carattere ambientale.




Per commentare l'articolo è necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, è possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso è necessaria la verifica, basterà cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.