Facebook | Twitter | RSS | Scrivi alla redazione
mercoledý, 22 novembre 2017

Pubblicato: 29/07/2011

Sud, 2 giovani su 3 senza lavoro

Rapporto Svimez 2011: negli ultimi due anni nelle regioni meridionali il tasso di occupazione Ŕ sceso dal 46% al 43,9%, 281 mila posti di lavoro perduti. A trainare l'economia del Paese come sempre Ŕ il Nord-Est

ROMA - Un Sud che arranca, pur lasciandosi alle spalle la recessione più grave dal dopoguerra, con Abruzzo, Sardegna e Calabria che guidano la ripresa, ma con un tasso di disoccupazione ancora alle stelle. È il quadro che emerge dal paper "Nord e Sud: insieme nella crisi, divergenti nella ri-presa", che anticipa i principali indicatori economici del Rapporto Svimez 2011 sull'economia del Mezzogiorno, che saranno resi noti il prossimo 27 settembre.

In base alle valutazioni di preconsuntivo, nel 2010 il Mezzogiorno ha segnato rispetto all'anno precedente un modesto +0,2%, ben lontano dal +1,7% del Centro-Nord. Non va meglio nel medio periodo: dal 2001 al 2010 il Mezzogiorno ha segnato una media annua negativa, -0,3%, decisamente distante dal + 3,5% del Centro-Nord. In termini di Pil pro capite, il Mezzogiorno è passato dal 58,8% del valore del Centro Nord nel 2009 al 58,5% del 2010.

L'area che nel 2010 ha trainato il Paese è stata il Nord-Est (+2,1%), seguita da Centro (+1,5%) e Nord-Ovest (+1,4%). A livello regionale, la forbice oscilla tra il boom del Veneto (+2,8%) e la flessione della Basilicata (-1,3%). All'interno del Mezzogiorno, la crescita più alta spetta all'Abruzzo (+2,3%), che recu-pera in parte il calo del 2009 (-5,8%) grazie alla ripresa dell'industria e alla buona perfor-mance dei servizi. Grazie alla crescita del terziario registrano segni positivi anche Sarde-gna (+1,3%) e la Calabria (+1%). Se la Sicilia è praticamente stazionaria (+0,1%), regi-strano segni negativi Puglia (-0,2%), Molise e Campania (-0,6%).

Nel Mezzogiorno la regione con il Pil pro capite più elevato è stata l'Abruzzo (21.574 euro), che comunque registra un valore di circa 2.200 euro al di sotto dell'Umbria, la regione più debole del Centro-Nord. Seguono il Molise (19.804), la Sardegna (19.552), la Basilicata (18.021 euro), la Sicilia (17.488),  la Calabria (16.657) e la Puglia (16.932). La regione più povera è la Campania, con 16.372 euro.

A livello settoriale il Sud registra nel 2010 una crescita del valore aggiunto doppia ri-spetto al Centro-Nord (+1,4% rispetto al +0,7%) nell'agricoltura, che spezza il ciclo negativo iniziato nel 2005. Riguardo all'industria in senso stretto, la crescita al Sud è del +2,3%, meno sostenuta che al Centro-Nord (+5,3%).

Negli ultimi due anni il tasso di occupazione è sceso al Sud dal 46% del 2008 al 43,9% del 2010, al Centro-Nord dal 65,7% al 64%. Su 533mila posti di lavoro in meno in tutto il Paese dal 2008 al 2010, ben 281mila sono stati nel Mezzogiorno. Con meno del 30% degli occupati italiani, al Sud si concentra dun-que il 60% della perdita di posti di lavoro. Valori drammaticamente bassi e in ulteriore riduzione si registrano in Campania, dove la-vora meno del 40% della popolazione in età da lavoro, in  Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%).

Allarme giovani. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione giovanile (15-34 anni) è giunto nel 2010 ad appena il 31,7% (il dato medio del 2009 era del 33,3%; per le donne nel 2010 non raggiunge che il 23,3%), segnando un divario di 25 punti con il Nord del Paese (56,5%).




Per commentare l'articolo Ŕ necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, Ŕ possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso Ŕ necessaria la verifica, basterÓ cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.