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venerdì, 02 dicembre 2016

Pubblicato: 05/07/2011

"Ruspe nell'Oasi del Simeto"

Catania, Legambiente denuncia interventi illegali tra le dune della riserva naturalistica, per consentire l'accesso al mare ai villaggi abusivi: "Per realizzare questi lavori ci vuole tempo, non è possibile che l'ente gestore non si sia accorto di nulla"

CATANIA - Legambiente Catania ha presentato un esposto alla Procura etnea per segnalare una serie di abusi edilizi nella Riserva naturale “Oasi del Simeto”. Secondo il presidente della sezione provinciale dell'associazione ambientalista, Renato De Pietro, “la riserva naturale, anche dopo la sua istituzione nel 1984 e l'affidamento in gestione alla Provincia Regionale di Catania nel 1988, è stata oggetto di innumerevoli violazioni, in gran parte da mettere in relazione al fenomeno dell'abusivismo edilizio, sorto prima ancora dell'istituzione dell'area protetta e, seppure in misura minore, attivo sino ad oggi”.

“Su tutto il litorale della riserva, in prossimità dei villaggi abusivi, in occasione dell'approssimarsi della stagione estiva, sono stati effettuati con l'utilizzo di mezzi meccanici - denuncia De Pietro - interventi di ripristino dei varchi ricavati tra le dune per consentire gli accessi al mare ai villaggi abusivi sorti a monte delle dune stesse. Tali interventi sono stati realizzati a causa del naturale processo di ricostituzione delle dune, che porta la sabbia a depositarsi nei suddetti varchi. Il risultato è stato che le già martoriate dune della riserva sono state incise ancora una volta e i rifiuti e la vegetazione naturale asportata sono stati ammassati a lato dei varchi stessi. Ciò è avvenuto, ad esempio, in tutto il tratto di litorale a Sud della foce del Simeto, sino ai confini dell'area protetta”.

“Gli interventi - lamenta il presidente di Legambiente Catania - hanno riguardato la zona di massima tutela della riserva naturale (zona A), nonchè le aree ricadenti nella Zona di Protezione Speciale e nel Sito di Importanza Comunitaria. In altri casi, sempre con l'impiego di mezzi meccanici, è stato spianato e liberato dalla vegetazione naturale l'arenile antistante i villaggi abusivi”.

Legambiente nell'esposto fa riferimento ad “interventi che, oltre a violare in diversi punti il Regolamento della riserva naturale, rientrano nella fattispecie del reato di distruzione di ambienti naturali”. Interventi, “di estrema gravità per diversi motivi".

"In primo luogo - lamenta il presidente De Pietro - riteniamo inconcepibile che ancora oggi possano essere posti in essere interventi illegittimi che mettano a repentaglio gli stessi fini costitutivi della riserva naturale. In secondo luogo appare inammissibile che l'Ente gestore non possa non essere a conoscenza di interventi che, per la loro tipologia e per la distribuzione in varie parti della riserva, non possono essere stati realizzati simultaneamente e in poche ore. Forse a questa nota seguirà una replica dell'Ente Gestore, che lamenterà poco personale o si appellerà alla vastità della riserva e probabilmente vanterà interventi in altri casi o anche nel caso in oggetto, o che sminuirà la gravità dell'intervento, fornendo, come avvenuto più volte in passato, argomentazioni non sempre esatte”.

“Ci dovremmo attendere, invece, in un paese civile dove le cose funzionano a livelli non eccellenti ma basilari, l'avvio immediato - conclude De Pietro - di indagini volte ad accertare e sanzionare non soltanto chi abbia potuto realizzare simili interventi (considerato l'entità degli interventi non dovrebbe essere difficile) ma anche ad individuare le responsabilità di chi aveva il dovere di garantire la conservazione della riserva naturale e non lo ha fatto. E se, per questo secondo caso, non dovessero accertarsi oggettive responsabilità, riteniamo tuttavia doveroso che l'Ente gestore e l'Assessorato regionale al Territorio e Ambiente, che ha affidato in gestione la riserva alla Provincia regionale di Catania, individuino i motivi per cui simili interventi siano ancora possibili e vi pongano tempestivo ed efficace rimedio”.




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