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lunedì, 21 agosto 2017

Il 'Piano per il verde' di Bianco
"A Catania dieci nuove aree"

L'ex sindaco lancia la sua proposta: "Vogliamo piantare un albero per ogni bambino che nasce. Dobbiamo accrescere la vivibilità della città, coinvolgendo anche i cittadini per mantenere i parchi sempre puliti"

CATANIA - "Fare un piano per realizzare 10 nuove aree verdi in città e piantare un albero per ogni bimbo catanese che nasce". Questa la proposta di Enzo Bianco e dei consiglieri comunali, provinciali e di municipalità del Pd per accrescere la vivibilità della città e adeguarla a standard europei.

Stamattina Bianco ha presentato la sua idea al Parco Falcone, in viale Sanzio. «Abbiamo scelto questo parco – spiega l'ex sindaco - perché è l’unico che viene mantenuto in condizioni accettabili e perché è un luogo simbolo: sorge sui terreni che un tempo ospitavano una concessionaria d’auto di Nitto Santapaola e nel giorno in cui lo inaugurammo alla presenza della sorella di Giovanni Falcone, Santapaola e i boss della cupola mafiosa vennero rinviati a giudizio per la strage di Capaci".

Nei prossimi due anni e mezzo, dice Bianco, "vogliamo dare vita a un grande Piano per il Verde, piantare un albero per ogni bimbo catanese che nasce così da avere nel giro di poco tempo migliaia di nuovi alberi tra vie e piazze e realizzare altre dieci parchi come parco Falcone, oltre a riqualificare e rendere fruibili i parchi che già ci sono e che spesso giacciono in condizioni di abbandono totale. Sta per riaprire la Villa Bellini e ne gioiamo, anche se in realtà c’è poco da festeggiare. Sarebbe meglio tenere un profilo sobrio e di rispetto verso i catanesi, visto che è stata tenuta vergognosamente chiusa per quasi quattro anni e ancora non si sa se l’amministrazione dovrà pure restituire all’Unione europea i fondi utilizzati".

"La nostra proposta è di realizzare un piano per il verde che tocchi tutta la città e la trasformi in una città moderna: riqualificare i parchi esistenti, da parco Gemmellaro a parco Ghandi, da parco Madre Teresa di Calcutta a parco degli Ulivi per finire col parco Gioieni, oggi tutti in condizioni poco fruibili e di abbandono".

Ma, secondo Bianco, "occorre fare di più, realizzare nuove aree. Per esempio: Parco dell’Elefante, riqualificare piazza dell’Elefante a Librino e ampliare l’area con verde pubblico per dare anche uno spazio di aggregazione per il quartiere; Parco dell’Antico Corso, cioè realizzare un’area verde nell’attuale rimessa Amt in via Plebiscito, appena sarà operativa la nuova rimessa a Pantano d’Arci, che è in pratica già pronta; Parco Santa Maria di Gesù, destinare a verde pubblico parte dell’area del vecchio ospedale Garibaldi, Parco Cibali, fare un parco nelle aree sul lato ovest di via Sabato Martelli Castaldi, dove negli anni Ottanta era previsto sorgesse il centro direzionale; Parco C.so dei Martiri, dove in parte è previsto del verde pubblico, ma occorre fare in modo che non si tratti di aiuole, ma di verde concepito per essere vissuto, come spazio sociale per gli abitanti della zona; Parco del Lungomare, da Ognina alla stazione lungo le zone sciarose, per esempio come nell’area del Rotolo; Parco della Plaia, dove si potrebbe realizzare un progetto intelligente come il parco del Foro Italico a Palermo, sul mare, facendone un’area unica col boschetto e smetterla di chiamare “parco”, in modo ridicolo, l’aiuola della rotonda alla fine di viale Kennedy; Parco Indipendenza, a corso Indipendenza, davanti al PalaCatania, tra verde pubblico e parcheggio, da sfruttare in occasione degli eventi ospitati dalla struttura".

L'ex sindaco suggerisce alcune possibili strade: "L’operazione si può avviare anche cominciando con aree non troppo estese, magari con l’aiuto di sponsor privati, come facemmo per piazza Sciascia, proprio sul mare sotto piazza Europa: allora coinvolgemmo un istituto di credito nel finanziare il progetto. E successivamente si possono coinvolgere direttamente i cittadini, con una sorta di 'servizio civico' per controllare e mantenere pulite, ordinate e sicure queste aree, visto che l’amministrazione da sola non ce la fa. La città ha bisogno di reincanalarsi su standard di vivibilità accettabili. Non è possibile, come mi è capitato ieri mattina, di far visitare il centro ad amici milanesi e trovare tutti i monumenti chiusi, e di assistere in piazza castello Ursino a due scippi, a turisti spagnoli e olandesi, nel giro di un quarto d’ora. Catania deve reagire allo stato di cose attuali e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Altrimenti il rischio dell’imbarbarimento è dietro l’angolo".




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