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venerdì, 21 luglio 2017

Famiglia a rischio: un omicidio ogni 2 giorni


ROMA - In Italia si conta un omicidio in famiglia ogni due giorni. Il contesto familiare è quello più a rischio in assoluto ed uccide più delle mafie e della criminalità comune. Appartengono a questa tipologia, infatti, 171 dei 601 casi di omicidio volontario avvenuti in Italia nel 2008 (il 28% del totale), secondo l'ultimo rapporto Eures-Ansa dello scorso dicembre. E, come avvenuto oggi nei casi di due mariti che hanno ucciso le rispettive mogli, nella maggior parte dei casi l'uomo è il killer e la donna la vittima.

Quello che sembrerebbe l'ambiente più sicuro si scopre così essere ricco di insidie: sono infatti i rapporti familiari a causare talvolta tensioni, odi, violenze che sfociano non di rado in uccisioni. E si tratta di eventi difficili da prevenire e da contrastare. Negli ultimi sette anni sono state complessivamente circa 1.500 le vittime di queste situazioni esasperate.

Il contesto familiare anche nel 2008 è risultato dunque più a rischio rispetto alla criminalità comune (135 omicidi nel 2008) ed alla criminalità organizzata (128), a quanto emerge dal rapporto annuale Eures-Ansa. Dal 2000 (226 omicidi in famiglia, l'anno record del decennio) ad oggi i numeri sono tuttavia in calo.

Quasi la metà di questi delitti è avvenuta nel Nord (78 casi), ma in termini relativi i valori più elevati si registrano in Calabria (14 vittime, pari a 7 per milione di abitanti). In circa un terzo di questi omicidi (56 casi) la vittima è il coniuge-convivente; la donna è colpita nella maggior parte dei casi, così come è uomo il killer in prevalenza.

Nella relazione genitori-figli si consuma un omicidio familiare su quattro (22 genitori uccisi dai figli e 21 figli uccisi dai genitori). Il movente passionale risulta prevalente (in 45 omicidi), seguono litigi e dissapori (40 vittime).




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