giovedì, 24 luglio 2014

Segregata in casa, liberata dai vicini

Gela: da mesi il padre teneva prigioniera la figlia di 21 anni ridotta in schiavitù. I condomini hanno deciso di intervenire preoccupati dai pianti e dalle grida della ragazza

GELA (CALTANISSETTA) - Una ragazza di 21 anni, che si trovava segregata in casa dai genitori, in un condominio popolare di contrada Scavone, a Gela è stata liberata dai vicini.

La giovane era stata ridotta da mesi in una condizione di schiavitù. I carabinieri con un'ambulanza della protezione civile 'Procivis' l'hanno trasferita al pronto soccorso dell'ospedale.

Il blitz è avvenuto questa sera quando la gente, preoccupata perchè da quattro giorni non vedeva più la giovane, l'ha sentita piangere e gridare: il padre l'avrebbe picchiata a sangue. I vicini hanno atteso che i genitori uscissero. Quindi hanno tenuto una rapida riunione condominiale per le scale, e decisa l'azione, con una scusa, si sono fatti aprire la porta da uno dei sette fratelli (tutti minorenni) della ragazza.

Poi, su richiesta della giovane, hanno sfondato la porta della stanza in cui era tenuta prigioniera. Agli investigatori ha detto di essere stata vittima, a gennaio, di un'aggressione con tentata violenza carnale ad opera di sconosciuti.

Il padre, per proteggerla, a modo suo, le avrebbe imposto di stare in casa e di non uscire più. Le sarebbe stato ordinato (anche con metodi coercitivi) di badare ai suoi fratelli, alla casa e ai genitori che andavano a lavorare. Ora la giovane si trova ricoverata in ospedale. I genitori sono stati portati in caserma per essere interrogati.

LA RAGAZZA RITRATTA. Ha ritrattato tutto la ragazza di 21 anni di Gela, che, ieri sera, scortata dai carabinieri in ospedale, aveva raccontato al personale dell'ambulanza di essere stata segregata in casa e picchiata dai genitori. Oggi, con i cronisti, ha parlato di metodi educativi paterni improntati alla severità, con qualche schiaffo di troppo. Ha riferito che nessuno le impediva di uscire, anche se il lavoro in casa, con sette fratelli da accudire, la impegnava di fatto per tutta la giornata.

La madre della ragazza ha poi rivolto l'indice contro alcuni vicini, e in particolare contro i componenti di una famiglia, che, a suo dire, farebbero di tutto "per creare discordia" nella sua casa. Sarebbero stati proprio questi condomini a chiamare i carabinieri e a raccontare che la ragazza (forse perché picchiata) aveva pianto e gridato per l'intero pomeriggio di ieri, facendo così scattare l'allarme e il conseguente blitz per la liberazione.
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