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martedì, 17 gennaio 2017

Pubblicato: 26/11/2009

Sicilia, 54.000 posti in fumo dal 2006

Dossier della Cgil su economia e lavoro: "Situazione sempre più grave in un periodo in cui il Paese ha registrato un lieve incremento degli occupati. Rischiamo un balzo all'indietro di 10 anni". Consumi: 1.764 euro la spesa mensile media per una famiglia, contro i 3.000 dei veneti

PALERMO - Tra il 2006 e il 2009 nei settori produttivi in Sicilia sono andati perduti 54 mila posti di lavoro. L'industria è calata di 16 mila occupati, l'agricoltura di 21 mila, il commercio di 17 mila unità. Un incremento si è avuto solo nei servizi per la regolarizzazione di badanti. Nello stesso periodo il Paese ha registrato un lievissimo incremento degli occupati (+0,06 rispetto al -2% della Sicilia). Lo rivela un dossier della Cgil regionale sull'andamento dell'economia e dell'occupazione in Sicilia, curato dal Cerdfos, il centro studi del sindacato presentato oggi.

"La situazione si aggrava sempre più - ha detto la segretaria generale della Cgil Sicilia, Mariella Maggio - e se si manterranno le previsioni sul Pil che parlano di 6 punti in meno tra 2008 e 2009 la nostra regione farà un balzo indietro di 10 anni".

Per chiedere interventi contro la crisi la Cgil ha organizzato per sabato a Messina, nell'ambito della giornata di lotta delle regioni del Sud proclamata dal sindacato, una manifestazione alla quale parteciperà il leader nazionale Guglielmo Epifani. Per Maggio c'è "una situazione sociale prossima al collasso", con il 50% delle famiglie nella fascia della povertà relativa (reddito di 1.600 euro mensili per un nucleo di 4 componenti).

Ne risentono i consumi, per i quali le famiglie siciliane spendono in media 1.764 euro rispetto ai 3.047 euro del Veneto che ha il primato nazionale. Le stesse famiglie, sostiene il sindacato, vivono in uno stato di potenziale insolvenza per quanto riguarda utenze domestiche, mutui e rimborsi dei prestiti al consumo, "come conferma l'Adiconsum - ha osservato Maggio - che pone la Sicilia al primo posto tra le regioni italiane per il rischio di bancarotta familiare".

La nostra è una regione ferma - - ha proseguito Mariella Maggio - che ha grandi ritardi nell'attivazione della risorse comunitarie, è una regione che continua a indebitarsi con l'esterno e non per finanziare investimenti ma per sostenere consumi che pure sono in caduta".

Nell'ultimo bilancio della Regione, ricorda la Cgil, la spesa corrente impegnata è aumentata dell'8,4% mentre quella in conto capitale è diminuita del 31%. "Si va configurando insomma sempre più - ha sostenuto Maggio - una situazione che vede la Sicilia produrre sempre meno beni". Se questa tendenza sarà confermata, rileva la Cgil, "nel 2013 alla fine del periodo di convergenza, il terziario avrà un peso di circa l'85% del totale della ricchezza prodotta".

Questo accade in una regione, prosegue il sindacato, che "sulla carta gestisce un bilancio di oltre 25 miliardi, contro i 24 miliardi del bilancio della Lombardia che però ha il doppio degli abitanti e un'economia che rappresenta oltre il 25% del Pil nazionale contro il 5,6% della Sicilia".

Cresce insomma il disagio sociale: più disoccupati e meno opportunità di lavoro nella fasce tra 25 e 44 anni, flussi migratori temporanei che coinvolgono almeno 500 mila persone l'anno, difficoltà dei segmenti più deboli della popolazione. "La regione - ha detto Maggio - deve essere governata cosa che non accade da tempo per i problemi interni alla maggioranza. Ci sono alcuni banchi di prova importanti e sono la vertenza Fiat, il problema dei rifiuti e la sanita".

La Cgil propone inoltre un'unità di crisi, con la partecipazione di tutte le parti sociali, "per avviare da un lato interventi che diano risposte immediate in termini di lavoro e dall'altro agiscano sulla programmazione per rimettere sotto controllo la spesa pubblica, cambiare dinamiche che non hanno portato a nulla, rivisitare gli indirizzi della spesa dei fondi comunitari".




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