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mercoledý, 29 marzo 2017

Pubblicato: 15/03/2008

Monaci in rivolta, almeno 30 vittime


LHASA - C'è confusione sul numero dei morti per la rivolta dei monaci tibetani contro il regime cinese. Dieci secondo le autorità cinesi, 80 secondo testimoni citati da Radio Free Asia, almeno cento morti secondo il governo tibetano in esilio. Il bilancio delle vittime dei disordini che ieri hanno sconvolto Lhasa, la capitale del Tibet, cresce di ora in ora mentre la situazione sul terreno rimane confusa.

Pechino nega che sia stata dichiarata la legge marziale ma i residenti di Lhasa descrivono una situazione tutt' altro che normale. Nuove manifestazioni di protesta di monaci tibetani si sono svolte intanto oggi nella provincia del Gansu, nel nordovest della Cina, secondo quanto riferito da gruppi internazionali filotibetani.

Agli stranieri viene impedito di uscire dagli alberghi, i cinesi non escono di casa per paura di essere attaccati dai tibetani e i tibetani perchè hanno paura di essere arrestati dalle forze di sicurezza, che hanno completamente isolato alcune zone della città. Testimoni hanno affermato che nel centro della città si sentono ancora dei colpi di arma da fuoco e che ieri la sparatoria è durata per tutto il pomeriggio. Agli stranieri non è ancora stato detto se e quando potranno lasciare la città.

I principali monasteri della città, tra cui quelli di Sera e di Drepung, dai quali è partita la protesta dei giorni scorsi, sono circondati da ingenti forze di polizia. Da ieri pomeriggio Internet è bloccata, aggiungono le fonti.

Un testimone ha visto "dieci, forse quindici carri armati" per le strade e "alcuni giovani" tibetani fermati dai militari. Le autorità cinesi dal canto loro hanno lanciato un ultimatum a quelli che definiscono i "ribelli", affermando che coloro che si arrendono entro la sera di lunedì prossimo saranno trattati "con clemenza".

Pechino finora  non ha chiarito di quale etnia siano le dieci vittime annunciate, ma dalla formulazione delle loro dichiarazioni si evince che si tratta di cinesi "han" immigrati in Tibet che sarebbero stati attaccati da giovani tibetani.

Immagini diffuse dalla CCtv, la televisione di Stato cinese, mostrano gruppi di tibetani che distruggono negozi vuoti e rovesciano delle automobili. Il viceprocuratore generale cinese Sun Qian intanto ha detto oggi che i disordini di Lhasa sono stati provocati da "un pugno di monaci" sulla base di uno "schema premeditato dalla cricca del Dalai Lama". Lo stesso magistrato ha aggiunto che la giustizia si occuperà "in modo appropriato" e "in accordo con la legge" dei responsabili delle violenze registratesi a Lhasa ieri.




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