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sabato, 24 giugno 2017

Pubblicato: 13/03/2008

L'economia siciliana? Un disastro

Del tutto negativo il quadro del Report Diste: investimenti scarsi, bassa occupazione e crescita del Pil ferma allo 0,9% a fronte dell'1,5% nazionale. E il 2008 si preannuncia stagnante

PALERMO - Investimenti scarsi, bassa occupazione, crescita del Pil in Sicilia ferma allo 0.9% a fronte dell'1,5% nazionale e un 2008 che preannuncia un'economia stagnante.

Questi i punti principali del Report Sicilia del Diste, l'analisi previsionale dell'economia siciliana, realizzata con la Fondazione Curella e il Centro interdipartimentale universitario per il monitoraggio del territorio(Cirmet).

Il report evidenzia investimenti inadeguati e scarsi livelli di occupazione nel Mezzogiorno, con un abbassamento dei consumi dovuto alla contrazione del potere d'acquisto e alla perdita di fiducia delle famiglie.

Non si discosta dai dati complessivi del Mezzogiorno la situazione siciliana la cui economia è stata caratterizzata nel 2007 da "un andamento congiunturale insoddisfacente - dice Pietro Busetta, presidente della Fondazione Curella e responsabile scientifico del Diste - e da una progressione delle variabili di domanda e produzione nettamente più debole rispetto alla media nazionale, tanto da rilevare un incremento del Pil dello 0,9% a fronte dell'1,5% nazionale".

Nel report si parla anche di un calo dei consumi "hanno cominciato a farsi sentire sui bilanci - continua Busetta -, l'incremento della pressione fiscale che nel 2007 è salita al 43,3%, quasi 3 punti percentuali in più rispetto al 2005 (40,5%).

A peggiorare la situazione l'aumento dell'inflazione al consumo causato dalle tensioni presenti nei mercati internazionali delle materie di base energetiche e dei prodotti alimentari, e l'inasprimento delle condizioni di finanziamento".

Per Alessandro La Monica, presidente del Diste Consulting "le difficoltà dei comparti dell'agricoltura e dell'industria manifatturiera locali hanno, inoltre, indotto una diminuzione dell'export e una flessione dell'occupazione, con ripercussioni sul reddito disponibile e sul potere d'acquisto delle famiglie".




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