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martedì, 17 ottobre 2017

Meridione: Pil in calo e allarme disoccupazione


ROMA - E' crollato a -1,1% il Pil delle regioni meridionali nel 2008, segnando un dato peggiore della media nazionale (-1%) e del Centro-Nord (-1%). Lo rileva il Rapporto sull'economia del Mezzogiorno 2009 presentato dallo Svimez, che delinea la fotografia di un Sud "in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, e da 7 anni consecutivi cresce meno del Centro-nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi".

In particolare, la Campania ha avuto una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-2,8%), mentre per le altre regioni meridionali le perdite sono state più contenute: la meno colpita dalla crisi è la Puglia (-0,2%). Il Pil per abitante - sottolinea l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno - è pari a 17.971 euro, il 59% del Centro-nord (30.681 euro), "con una riduzione però del divario di oltre 2 punti percentuali dal 2000, dovuta solo alla riduzione relativa della popolazione". 

Un altro indicatore, poi, "rende l'idea della situazione stagnante: nel 1951 nel Mezzogiorno veniva prodotto il 23,9% del Pil nazionale. Sessant'anni dopo, nel 2008, la quota è rimasta sostanzialmente immutata (23,8%). Dal 1951 al 2008 il Sud è cresciuto circa agli stessi ritmi del Centro-nord, ma non è riuscito e non riesce a recuperare il gap di sviluppo".  A livello settoriale - secondo il rapporto - "l'agricoltura meridionale ha tenuto molto più di industria e servizi e ha invertito il trend negativo iniziato nel 2005".

Il quadro - conclude lo Svimez - "diventa sconsolante se confrontato con le dinamiche economiche degli altri Paesi europei". In dieci anni, dal 1995 al 2005, le regioni meridionali sono sprofondate nella classifica europea, situandosi in posizioni comprese tra la 165esima e la 200esima su un totale di 208. Un processo "in decisa controtendenza con le altre aree deboli Ue, che sono cresciute mediamente del 3% annuo dal 1999 al 2005, mentre il Sud si è fermato a +0,3%".

Dati allarmanti anche per quanto riguarda il lavoro. Al Sud cresce la zona grigia della disoccupazione che raggruppa scoraggiati e lavoratori potenziali: 95 mila persone in più lo scorso anno. Secondo il rapporto Svimez, dal 2004 al 2008 "i disoccupati impliciti e gli scoraggiati sono aumentati di 424 mila unità".

"Considerando anche questa componente, - dice ancora lo Svimez - il tasso di disoccupazione effettivo del sud salirebbe a oltre il 22%". Nel 2008 i disoccupati sono aumentati più al Centro-Nord (+15,3%) che al Sud (+9,8%). Il tasso di occupazione nel Meridione è sceso al 46,1%: gli occupati sono cresciuti al centro-nord di 217 mila unità, mentre sono scesi di 34 mila nel Mezzogiorno.

Nella classe di età che va dai 15 ai 24 anni la disoccupazione è arrivata al 14,5% al Centro-Nord e al 33,6% al Sud, dove sono cresciuti anche i disoccupati di lunga durata (sono il 6,4% del totale, erano il 5,9% nel 2007). All'Italia spetta il non invidiabile primato del tasso di disoccupazione giovanile più alto in Europa, di cui è responsabile soprattutto il Mezzogiorno. Nel 2008 - sempre secondo il Rapporto - solo il 17% dei giovani meridionali tra i 15 e i 24 anni lavora contro il 30% del Centro-Nord.




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