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venerdý, 24 novembre 2017

Marmista ucciso nel suo laboratorio
impronte scarpe incastrano l'assassino

Nel 2015 l'omicidio di Giuseppe Miceli a Cattolica Eraclea: fermato un operaio di 53 anni

CATTOLICA ERACLEA (AGRIGENTO) - Svolta nelle indagini su un delitto avvenuto quasi due anni fa nell'agrigentino. I carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nei confronti di Gaetano Sciortino, operaio di 53 anni di Cattolica Eraclea (Ag), ritenuto responsabile dell'omicidio di Giuseppe Miceli, l'artigiano di 67 anni massacrato con vari oggetti contundenti il 06 dicembre del 2015, nel suo laboratorio per la lavorazione del marmo.

Le indagini, oltre a basarsi su preziose immagini ricavate dalle telecamere di video-sorveglianza, sono arrivate a una svolta quando l'indagato si è recato in un'area rurale dove i carabinieri hanno rinvenuto una scarpa, la cui impronta è risultata combaciare perfettamente con l'impronta di scarpa repertata dai carabinieri del Ris sulla scena del crimine.

Gli inquirenti sono riusciti a risalire a Sciortino grazie all'acquisizione dei filmati realizzati da alcune telecamere che si trovano nelle adiacenze del luogo del delitto. Le immagini hanno infatti concentrato l'attenzione sul comportamento di Sciortino che la mattina del 6 dicembre 2015 aveva pedinato per circa tre ore Giuseppe Miceli seguendolo con la sua Fiat Punto.

Le verifiche sulla targa dell'auto e altri accertamenti hanno consentito di individuare il conducente dell'utilitaria. Successivamente i carabinieri hanno scoperto che i figli dell'operaio avevano distrutto e disperso in aperta campagna alcuni strumenti di lavoro, in particolare delle punte di trapano, di proprietà del marmista.

Gli investigatori hanno infine accertato che Sciortino si era recato in una zona di campagna dove successivamente i carabinieri, nel corso di meticolose ricerche, hanno recuperato una scarpa della stessa taglia di quelle usate dallo Sciortino.

Le perizia svolta dai Carabinieri del Ris di Messina ha consentito di dimostrare che l'impronta della suola della scarpa ritrovata combaciava perfettamente con una impronta di scarpa repertata sul luogo del delitto. Non è ancora chiaro il movente del delitto che, in un primo momento, era apparso come un tentativo di rapina finito nel sangue.




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