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giovedì, 23 novembre 2017

Pubblicato: 30/09/2017

Vita da arena: il catanese si evolve

Emanuele Grosso / 
Alla fine della stagione una scoperta: aumentando la qualità dei film il pubblico non scappa. Anzi

CATANIA - E' stato una specie di esperimento sociologico. Le arene catanesi negli ultimi anni se la cavano così bene che aumentando la qualità dei film gli spettatori non scappano. Anzi, sono di più. La prova arriva dall'Adua, che ha appena chiuso per autunno. Per decenni ha farcito l'estate con una larga maggioranza di proposte popolari: famiglie, coppie o anziani si accomodavano a scatola chiusa, "almeno prendiamo un po' d'aria e qualcosa di rilassante sullo schermo si trova".

Ma da quando al comando della programmazione c'è Salvo Foti, personaggio storico della vita cinematografica etnea con tantissimi anni di gestione dell'Ariston sul groppone, le cose sono cambiate. In tutti i trenta giorni di giugno il numero delle commediole acchiappa-pubblico all'Adua è stato 1: solo "Non c'è più religione", per giunta l'ultimo del mese. Al loro posto Bellocchio, Dolan, Frears, Loach, Tom Ford. Ma anche "Silence" di Scorsese, tre ore di una pesantezza inaudita anche per un cinefilo estremo, e l'addirittura gratuito "Mulholland drive" di Lynch, che per la Bbc sarà il miglior film del secolo ma che forse neanche il suo stesso regista ha ben capito.

"Da quando tre anni fa ho assunto questo incarico - racconta Foti - siamo sempre andati in crescendo in termini di spettatori. Preferisco tenermi i dati, ma la nuova impostazione dell'arena è stata molto apprezzata. Abbiamo migliorato le sedie e la programmazione, offerto un film gratis al mese e ripescato classici del passato: il risultato è stato decisamente buono, perché siamo riusciti a far spostare verso l'Adua un tipo di pubblico che prima non veniva. Ma la cosa che mi ha sorpreso di più è stata la presenza di tantissimi giovani. Per molte sere erano in maggioranza. Se non sono costretti a pagare 7 euro, al cinema ci vanno eccome".

Per Foti vale sempre la regola dei due punti fermi dell'estate catanese: "La granita e l'arena. Sono un tale sostenitore della visione all'aperto che ho proposto al Comune di Catania di tentare un mese di film gratis al Parco Gioeni. L'intera operazione costa all'incirca 12.000 euro, non tantissimo, ma l'assessore Licandro mi ha risposto che nelle casse dell'amministrazione non ci sono soldi". 

Non c'è dunque pericolo di diventare come Bologna, dove migliaia di persone vedono cinema per tutta l'estate in piazza Maggiore. Intanto per proseguire il test si potrebbe studiare cosa succede alzando ulteriormente il tiro nelle nostre arene, magari con "La corazzata Potemkin" o il film filippino di quattro ore in bianco e nero che ha vinto l'anno scorso a Venezia. Ma forse è meglio non saperlo.







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