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domenica, 24 settembre 2017

Pubblicato: 03/09/2017

Mattarella ricorda Dalla Chiesa

Il capo dello Stato a Palermo per il 35░ anniversario della strage in cui persero la vita anche la moglie e un agente della scorta

PALERMO - Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è giunto in via Isidoro Carini a Palermo per la commemorazione dell'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato 35 anni fa (3 settembre 1982) dalla mafia insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di polizia Domenico Russo.

Il capo dello Stato ha deposto una corona di alloro sotto la lapide che ricorda l'eccidio. In via Isidoro Carini ci sono anche i figli del prefetto, Nando, Rita e Simona Dalla Chiesa, il ministro dell'interno Marco Minniti, il presidente del Senato Piero Grasso, il comandante generale dell' Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, il questore Renato Cortese, il sindaco Leoluca Orlando e il presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta, il presidente dell'assemblea regionale siciliana Rosario Ardizzone.

Il presidente Mattarella ha salutato i familiari del generale, i vertici istituzionali militari e delle forze dell'ordine e dopo la deposizione della corona di alloro sotto la lapide si è fermato in raccoglimento. Il capo dello Stato si è poi recato nella chiesa San Giacomo dei Militari nella caserma dei carabinieri del comando regionale intitolata a Dalla Chiesa dove sarà celebrata una messa.

"Oggi ricordiamo un servitore dello Stato, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, barbaramente ucciso dalla mafia insieme alla moglie, Emanuela Setti Carraro ed all'agente di scorta, Domenico Russo. Il prefetto Dalla Chiesa fu ucciso in quanto rappresentava un pericolo reale per la mafia e, non va dimenticato, anche perché fu lasciato solo" commenta la presidente della commissione Antimafia, Rosy Bindi.

"Mi sento di dire, però, che la sua morte non è stata inutile: dopo quel tragico tre settembre del 1982 - sottolinea Rosy Bindi - lo Stato si è dotato di due strumenti fondamentali che, anche se non portano il suo nome, sono legati certamente alla sua azione. Faccio riferimento, ovviamente, al "416bis" ed alla "confisca dei beni". Oggi non possiamo dire di aver sconfitto la mafia, ma certamente di averla piegata e di essere in grado di piegare tutte le mafie, grazie a strumenti di contrasto all'avanguardia che abbiamo solo noi al mondo. Esprimo la mia gratitudine all'Arma dei Carabinieri e la mia vicinanza ai figli che, con il loro impegno - conclude Rosy Bindi -, tengono accesa la memoria e alimentano l'impegno di tutti contro la mafia".




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