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domenica, 24 settembre 2017

"Riceve buone cure". Riina resta al 41 bis
"Non mi pento, farei anche 3.000 anni"

Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di scarcerazione: "Tutelato il diritto alla salute". Il boss in un dialogo con la moglie: "Non mi piegheranno"

PALERMO - Il tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato la richiesta di differimento pena o, in subordine, di detenzione domiciliare presentata dai legali del boss Totò Riina. I giudici hanno riunito due procedimenti, decidendoli insieme.

Riina quindi resta detenuto al 41 bis nel reparto riservato ai carcerati dell'ospedale di Parma. Alla richiesta dei legali, motivata da ragioni di salute del boss, si è opposto il pg di Bologna Ignazio De Francisci. "Totò Riina rimane in ospedale ma è una ordinanza ampiamente ricorribile e come tale sarà oggetto di ricorso", ha dichiarato il legale di Riina, avvocato Luca Cianfaroni.

I giudici, concludendo il ragionamento sulle condizioni di salute del boss di Cosa Nostra, hanno scritto che Riina "non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero ossia nel luogo in cui ha chiesto di fruire della detenzione domiciliare". Per i giudici è "palese", a Parma, "l'assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica del detenuto".

E questo, osservano i giudici (relatore Manuela Mirandola, presidente Antonietta Fiorillo), "a fronte di idonea sistemazione, da oltre un anno e mezzo, nel reparto detentivo ospedaliero ossia in stanza dotata di tutti i presidi medici e assistenziali necessari alla cura di una persona anziana", affetta da varie patologie.

Riina "viene assistito giornalmente da un fisioterapista" e "dispone quotidianamente, senza necessità di spostamento alcuno, di un importante intervento assistenziale espressamente finalizzato al mantenimento della residua funzionalità muscolare".

A Totò Riina, "soggetto affetto da plurime patologie, alcune delle quali tipicamente connesse all'età avanzata", vengono "non solo somministrate cure e terapie di altissimo livello con estrema tempestività di intervento, ma anche, e soprattutto, prestata assistenza di tipo geriatrico con cadenza quotidiana ed estrema attenzione e rispetto della sua volontà, al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche".

Il tribunale di Sorveglianza di Bologna, affrontando il tema delle condizioni del boss e il diritto a morire dignitosamente, citato dalla Cassazione, che deve intendersi come "il diritto a morire in condizioni di rispettabilità e decoro", scrive come la complessiva situazione di Riina non solo non viola tale diritto, ma, per i giudici, non costituisce neppure "una prova di intensità superiore all'inevitabile livello di sofferenza inerente alla detenzione", come indicato da una sentenza Cedu.

"Io non mi pento... a me non mi piegheranno" e "Io non voglio chiedere niente a nessuno... mi posso fare anche 3.000 anni no 30 anni". Le parole del Capo dei capi rivolte alla moglie Antonietta Bagarella in un colloquio video-registrato avvenuto lo scorso 27 febbraio, "nel contesto di uno scambio di frasi su istanze da proporre", scrivono i giudici, sono nell'ordinanza con cui la Sorveglianza ha rigettato l'istanza del boss.

Per i giudici è "degno di nota" il fatto che Riina asserisca che "non si piegherà e non si pentirà mai". E "altrettanto significativo" è un passaggio durante il quale i coniugi "giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso".

Di seguito è riportata la trascrizione del dialogo. Riina: 'sono stato io... non è che siamo! Facciamo finta che eravamo insieme... non è che non lo sanno!... Lo sanno che eravamo sempre qua con questo direttore! Io non ho fatto niente e non so niente e quello... Brusca...' Bagarella: 'ma tu lo sai che quelli prendono soldi quando dicono queste cose?' Riina: 'certo' Bagarella: "e allora... più se ne inventano e più sono pagati' Riina: 'hanno... esatto...' Bagarella: 'Non è che è gratis quando lui dice queste cose che non esistono e perciò! Eh perciò ci vivono tutti! E' così'.

Inoltre, per i giudici Riina appare "ancora in grado di intervenire nelle logiche di Cosa nostra", nonostante le sue condizioni di salute e l'età ormai avanzata e "va quindi ritenuta l'attualità della sua pericolosità sociale".

"La lucidità palesata" da Riina e "la tipologia dei delitti commessi in passato (di cui è stato spesso il mandante e non l'esecutore materiale) - proseguono i giudici - fanno sì che non si possa ritenere che le condizioni di salute complessivamente considerate, anche congiuntamente all'età, siano tali da ridurre del tutto il pericolo che lo stesso possa commettere ulteriori gravi delitti (anche della stessa indole di quelli per cui è stato condannato)".




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