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venerdý, 28 luglio 2017

Pubblicato: 17/07/2017

Bandiera nera a Eni ed Edison

Dossier Legambiente: "Nuovi pozzi mettono a rischio il Canale di Sicilia. Nel 2016 le estrazioni nell'Isola hanno coperto solo l'1,6% del fabbisogno nazionale"

PALERMO - "Nuovi pozzi e nuove attività di prospezione mettono a rischio i mari italiani, a partire dal Canale di Sicilia. Grazie a un decreto ministeriale dell'aprile scorso, infatti, si deroga al divieto di nuovi pozzi e nuove piattaforme entro le 12 miglia. A farla da padrona sono sempre le stesse compagnie: Eni e Edison che detengono tra concessioni, permessi e istanze di ricerca il 57% dei titoli su terra e mare siciliani".

L'allarme arriva da una nota di Legambiente che con Goletta Verde ha assegnato la bandiera nera alle due compagnie petrolifere Eni ed Edison che "in nome dei propri interessi e di una anacronistica quanto dannosa corsa alle fonti fossili e all'estrazione di idrocarburi sul territorio siciliano, sono arrivate a contestare con arroganza il piano paesaggistico in provincia di Ragusa, i cui vincoli impedirebbero il loro programma estrattivo sull'Isola".

La Sicilia, tra attività a terra e mare, nel 2016 ha contribuito al 25% della produzione nazionale di petrolio, con poco meno di 1 milione di tonnellate di greggio. Quantità che, stando agli attuali consumi, coprirebbero appena l'1,6% del fabbisogno del nostro Paese. Ma alle 9 concessioni di coltivazione, se ne potrebbero aggiungere altre 4.

Sono tante infatti le istanze di concessione di coltivazioni pervenute al Ministero e alla Regione Sicilia, in corso di valutazione di impatto ambientale. "Numeri destinati a crescere ancor di più sia a terra che a mare - prosegue Legambiente - se proseguiranno nel loro iter amministrativo i 12 permessi di ricerca vigenti e le 16 istanze di permesso di ricerca attive (per un totale di circa 19.400 kmq) a cui vanno aggiunti anche i due permessi di prospezione a mare che andrebbero a coprire un'ulteriore area di 6.380 kmq".




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