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venerdý, 28 luglio 2017

"Nuovi palazzi nell'area verde di Catania appena bruciata: una coincidenza inquietante"


CATANIA - "La giunta comunale di Catania il 10 luglio scorso ha approvato la proposta di variante al Piano regolatore presentata dal consorzio 'Centro direzionale Cibali' che prevede la costruzione di 15 palazzi di massimo 12 piani, 165 mila metri cubi di cemento e parcheggi in una delle pochissime zone verdi rimaste allo stato naturale nel centro di Catania. Ad appena 48 ore dall'approvazione della delibera, le aree oggetto della variante sono state incendiate. Le fiamme hanno avvolto la vegetazione e inghiottito 15 ettari di verde, lasciando un deserto di cenere. Una coincidenza inquietante che pretendiamo venga valutata con attenzione dall'autorità giudiziaria".

L'accusa di Catania bene comune è pesantissima. "L'area prossima al quartiere di Cibali e al viale Mario Rapisardi, vasta 18 ettari, non ha subito alcuna cementificazione negli anni del boom edilizio - ricostruisce l'associazione -: è rimasta intatta la macchia mediterranea, un boschetto, i terrazzamenti per le coltivazioni e persino una grande cava di rena rossa. Il Piano regolatore Piccinato del 1969 aveva previsto per quell'area la realizzazione di un centro direzionale e di un grande svincolo stradale. Le aree sarebbero dovute essere espropriate dal Comune per realizzare le opere pubbliche. Tuttavia il ritardo nell'esproprio permise ai cavalieri del lavoro Costanzo, Finocchiaro e Graci di acquistare le aree e attraverso la creazione del consorzio 'Centro direzionale Cibali' di avanzare la proposta di un piano di lottizzazione privato che, con la trasformazione del terreno in edificabile e con l'ottenimento dei titoli edilizi, avrebbe fruttato ai cavalieri miliardi di lire di guadagni. La cubatura prevista per l'area era di addirittura 330mila mc. Tuttavia il Consiglio comunale chiamato dal 1980 al 1989 a pronunciarsi sulle concessioni edilizie non approvò mai nessun piano particolareggiato, che avrebbe permesso gli espropri, né alcun piano di lottizzazione che avrebbe permesso ai cavalieri di costruire. Fu proprio l'esagerata cubatura prevista da Piccinato in quell'area a convincere definitivamente il Consiglio Comunale a bloccare l'iter. Nessun titolo edilizio fu mai emesso e il territorio rimase intatto. Fino a oggi".



La giunta Bianco, infatti, "ha votato all'unanimità la delibera che approva la variante urbanistica proposta dal consorzio, ora controllato dalla Banca d'Italia e guidato dal banchiere Tito Musso. Una variante che dopo 30 anni dalla decisione, di fatto, del Consiglio comunale di non cementificare, prevede la costruzione di 165 mila mc di cemento più migliaia di metri quadri di parcheggi. Il consorzio, lanciando un concorso di idee sull'utilizzo dell'area, ha accolto le proposte di diverse società di costruzione. L'ingegnere Aldo Palmeri per la Società Management and Financing Consulting e l'ingegnere Dario Corrado Maria Consoli per lo “studio associato T&P Tecnologia e Progetti Studio d’Ingegneria Consoli-Miranda & Associati”, già coinvolti nel progetto di corso dei Martiri, hanno previsto 66 mila mq di non meglio precisate strutture private, 20 mila mq di alberghi e residence, 2 mila mq di area commerciale, 6mila mq di area residenziale. A questi vanno aggiunti 16 mila mc destinati alla costruzione di uno studentato universitario e 32 mila mc destinati alla costruzione di unità abitative previsti dalla Società per azioni Fabrica Immobiliare SGR".

Cbc sottolinea che "in una delle poche aree verdi rimaste immuni dall'urbanizzazione, mentre la città perde abitanti, sono migliaia e migliaia i vani sfitti e tutte le organizzazioni sociali chiedono il recupero delle costruzioni esistenti e il consumo di suolo zero, la Giunta Bianco vorrebbe autorizzare la costruzione di un nuovo quartiere per ospitare '1.560 persone' e centinaia di automobili. L'amministrazione comunale scrive nella delibera, per giustificarne l'approvazione, che ' vi è una riduzione della capacità edificatoria delle aree rispetto a quella oggi ammessa dal Prg dagli oltre 330.000 mc ai circa 165.000 mc previsti dal Masterplan'. La giunta lascia intendere che non approvando tale variante vi sarebbe il rischio di una ancor più grande cementificazione ma, come spiegato in precedenza, è falso: sta al consiglio comunale, da 50 anni, determinare quali interventi è possibile ammettere in quell'area, la proprietà non possiede infatti alcun titolo edilizio".

"L'amministrazione comunale scrive inoltre che è prevista nel progetto 'la realizzazione di un grande parco urbano, di quasi 11 ettari, che valorizzerà le aree di pregio' facendo intendere che saranno i privati a 'regalare alla città' il parco. Falso. Le aree saranno cedute al Comune che a sue spese, senza alcun onere per il Consorzio, potrà poi, se vorrà, realizzare i progetti presentati da Università, Legambiente, associazione Le Cave di Rosso Malpelo, che chiedevano alla proprietà di conservare il verde. Infatti, si legge nella delibera, che i terreni saranno ceduti al Comune solo 'dopo che l’approvazione della Variante al Piano regolatore renerale sarà divenuta efficace e quindi dopo che si saranno creati i presupposti normativi per l’immediato ottenimento dei titoli abilitativi da parte dei soggetti attuatori delle aree edificabili”.

Secondo Catania bene comune "chi amministra il consorzio ha il solo evidente interesse di ottenere, il prima possibile, i titoli edilizi in modo da moltiplicare di mille volte il valore dei terreni: un'operazione di speculazione finanziaria in piena regola ai danni della collettività. La cessione dei terreni al Comune è solo uno specchietto per le allodole volto a spacciare la cementificazione selvaggia di un'area incontaminata come creazione di un grande parco urbano. Ma la città non si lascia prendere in giro. Chiediamo che venga immediatamente ritirata la delibera e si blocchi l'iter di approvazione della variante urbanistica. Ribadiamo infine l'appello all'autorità giudiziaria affinché si faccia luce sull'incendio che, inquietante coincidenza, ad appena 48 ore dall'approvazione in giunta, ha desertificato le aree oggetto di variante".








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