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mercoledý, 22 novembre 2017

In un mese in fumo stessa superficie di tutto il 2016, metÓ in Sicilia


ROMA - Nell'ultimo mese le fiamme hanno divorato un'area della Penisola grande quasi come quella bruciata in tutto il 2016: 26mila ettari di boschi andati in fumo, di cui la metà nella sola Sicilia. A fotografare l'emergenza è il Dossier Incendi di Legambiente, che punta il dito contro una "macchina organizzativa lenta e poco efficiente, dalle conseguenze disastrose", e chiede di usare il pugno di ferro contro i piromani sfruttando la legge sugli ecoreati.

Dati alla mano, da metà giugno al 12 luglio i roghi hanno inghiottito 26.024 ettari di boschi, pari al 93,8% della superficie totale bruciata l'anno scorso. La Sicilia ha visto finora andare a fuoco 13.052 ettari, la Calabria 5.826 e la Campania 2.461. A seguire Lazio (1.635), Puglia (1.541), Sardegna (496), Abruzzo (328), Marche (264), Toscana (200), Umbria (134) e Basilicata (84).

Gli incendi non hanno risparmiato le aree protette, sempre più nel mirino degli ecocriminali a partire dal Vesuvio. Majella, Gargano, Alta Murgia, Pollino, Sila e Aspromonte dovranno tutti fare i conti con i danni anche al patrimonio di biodiversità. E la distruzione di oggi si somma a quella di ieri: negli ultimi 30 anni - rileva la Protezione civile - è andato distrutto il 12% del patrimonio forestale italiano. Di fronte a questo quadro infernale, l'associazione ambientalista denuncia i "troppi e ingiustificati ritardi, a partire dalle Regioni".

Ad oggi, evidenzia, Campania e Lazio non hanno ancora approvato il Piano Aib 2017, cioè il piano antincendio boschivo e le relative modalità attuative per organizzare la prevenzione, il lavoro a terra, e gli accordi con i Vigili del fuoco e la Protezione civile. Calabria e Sicilia lo hanno fatto in parte e in ritardo, con la Sicilia che non ha ancora stipulato la convenzione con i Vigili del fuoco. L'unica a essersi mossa per tempo su entrambi i fronti è la Puglia.

Oltre ai ritardi, pesano "il numero insufficiente delle squadre di operai forestali e l'assenza di strategie e di misure di adattamento al clima". Nello schema si inserisce anche il processo di riorganizzazione delle funzioni dell'ex Corpo Forestale assorbito nell'Arma dei Carabinieri, per cui - sottolineano gli ambientalisti - mancano ancora "decreti attuativi necessari al completamento del passaggio di competenze, personale, strumenti e mezzi per quanto riguarda l'antincendio boschivo".

Per il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, "è fondamentale che vi sia una concreta assunzione delle proprie responsabilità, in primis da parte di Regioni e governo, altrimenti il fuoco rischia di avere la meglio. In questa partita è inoltre fondamentale che si definisca una concreta politica di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche più controlli, punendo piromani ed ecocriminali. In questo - conclude - la legge sugli ecoreati ha portato un contributo importante".




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