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martedý, 26 settembre 2017

Ustica, lo Stato perde ancora
in appello altre tre condanne

Palermo: nuovi risarcimenti per la strage del 1980, ai parenti 55 milioni di euro

ROMA - I ministeri della Difesa e dei Trasporti dovranno risarcire 45 familiari delle 81 vittime della strage di Ustica (27 giugno 1980, 81 morti) per complessivi 55 milioni di euro. E' quanto ha deciso, depositando tre nuove sentenze, la prima sezione civile della Corte di appello di Palermo.

Lo scorso 28 giugno la stessa Corte aveva già condannato i due dicasteri a risarcire altri 39 familiari dei passeggeri del Dc9 Itavia per ulteriori 17 milioni di euro. Nelle tre sentenze la Corte d'appello, rigettando altrettanti ricorsi dell'Avvocatura dello Stato, quantifica il danno rimandando ai motivi della sentenza emessa il 28 giugno scorso. In primo grado, nel settembre 2011, il tribunale di Palermo aveva condannato i due ministeri a risarcire oltre 100 milioni di euro a 81 familiari.

Secondo la Corte palermitana i ministeri della Difesa e dei Trasporti, innanzitutto, "avrebbero dovuto attivarsi per le opportune reazioni, per consentire ad esempio l'intercettazione del velivolo ostile al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità di passeggeri ed equipaggio".

Il tribunale, sposando le conclusioni raggiunte in primo grado (concluso nel 2011 con la condanna degli stessi ministeri) e nell'ambito della lunga istruttoria penale condotta dal giudice Rosario Priore, ribadisce che sulla base dei rilevamenti radar l'incidente del Dc9 Itavia si verificò "a causa dell'operazione di intercettamento realizzata da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del Dc9 viaggiavano parallelamente ad esso, di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell'esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l'aereo nascosto oppure quale conseguenza di una quasi-collisione verificati tra l'aereo nascosto e il Dc9".

La Corte ha dovuto adeguarsi al recente orientamento delle Sezioni unite della Cassazione, secondo cui la vita non sarebbe un diritto risarcibile in caso di morte istantanea, e ha dichiarato prescritto il diritto al risarcimento per 'depistaggio', riducendo considerevolmente la misura dei risarcimenti.

"Si tratta di una ulteriore conferma dell'abbattimento del Dc9 a causa di un missile, in una operazione di guerra non dichiarata", affermano gli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso, legali dei familiari delle vittime. "Purtroppo - proseguono - sono passati troppi anni da quel fatto, e dunque il depistaggio non è stato risarcito. Auspichiamo che lo Stato si assuma le proprie responsabilità e ottemperi con immediatezza ai giudicati civili risarcendo i parenti delle vittime senza ulteriormente dover attendere il passare di altri anni oltre i 37 già trascorsi".

Per l'avvocato Osnato è "inaccettabile che la perdita istantanea di una vita sia ritenuta dalla Cassazione un danno non risarcibile in capo agli eredi". "È incomprensibile - aggiunge il legale dei familiari dei passeggeri del Dc9 Itavia - che lo Stato si sia reso corresponsabile di un disastro aereo, abbia poi depistato impedendo il raggiungimento della verità, e adesso sia ritenuto esente dal risarcimento per intervenuta prescrizione. La Corte di appello palermitana non aveva scelta, ed ai parenti resta una grande amarezza".

"Trasmetterò gli atti alla Corte dei Conti, affinché avvii un'indagine nei confronti di quei 78 imputati di reato connesso che, compiendo gli atti di depistaggio di cui la Corte palermitana ha dato atto, l'hanno fatta franca per intervenuta prescrizione. E torneremo in Europa - conclude l'avvocato Osnato - chiedendo che si intervenga nei confronti di paesi come la Francia affinché si scoprano gli archivi segreti e i documenti in essi contenuti".




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