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venerdì, 22 settembre 2017

Uccise le figlie a Gela: per i periti
è "incapace di intendere e di volere"

Giusy Savatta strangolò le piccole in casa e poi tentò il suicidio. Secondo gli psichiatri la donna sarebbe "un soggetto pericoloso per sé e per gli altri, affetta da un delirio persecutorio crescente"

PALERMO - "Incapace di intendere e di volere". E' questo il verdetto dei periti nominati dal Gip del tribunale di Gela, Lirio Conti, su richiesta della procura, per accertare le condizioni psichiche di Giusy Savatta, la madre che, il 27 dicembre scorso, strangolò le proprie figlie, Maria Sofia, di 9 anni, e Gaia, di 7, e poi tentò di suicidarsi ingerendo candeggina, perché temeva di essere lasciata dal marito, Vincenzo Trainito, docente di matematica.

La perizia psichiatrica, depositata oggi, nel corso di un "incidente probatorio", sostiene inoltre che Giusy Savatta, ex insegnante di sostegno, era e continua a essere "un soggetto pericoloso per sé e per gli altri" perché "affetta da un delirio persecutorio crescente".

In lei non sarebbero venute meno le ansie e le paure del disfacimento della propria famiglia, con conseguenti sofferenze per le proprie figlie, per il fatto che il marito le avrebbe annunciato la separazione.

Il terrore della solitudine e dell'abbandono avrebbe scatenato in lei la volontà omicida e suicida.

La donna, accusata di duplice omicidio volontario, aggravato dalla discendenza, si trova detenuta nel carcere psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove è sottoposta a terapia specifica e dove viene tenuta sotto osservazione.




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