Facebook | Twitter | RSS | Scrivi alla redazione
martedý, 26 settembre 2017

Pubblicato: 07/07/2017

M5s, regionarie e open source tradito

Luca Ciliberti / 
I dati delle consultazioni per scegliere i candidati siciliani blindati dalla piattaforma della Casaleggio Associati. A Catania torna a galla il presunto traffico di dati sensibili per la creazione di account su Rousseau. Le chat in esclusiva all'interno

Editoriale. Il M5s ha scelto i suoi “magnifici 62”, i candidati che assortiranno l'unica lista che parteciperà alle lezioni regionali del 5 novembre. Per la seconda volta, ma stavolta con il proposito di prendersi il bottino grosso, il partito di Grillo proverà a entrare all'Ars dalla porta principale e, chissà, a mettere un proprio rappresentante sulla poltrona più importante di Palazzo d'Orleans.

La marcia dal basso, la “rivoluzione gentile” come la chiama Giancarlo Cancelleri, riconfermato così come gli altri 11 deputati uscenti del gruppo parlamentate. Il nisseno è il candidato presidente in pectore in attesa di ufficializzazione, è stato il primo portavoce dei grillini nel palazzo più importante delle istituzioni siciliane. Uno che non vale uno, ma uno che macina chilometri, che sposta consenso, che piace ai suoi e che comincia a piacere anche ai siciliani. Se sarà lui il prescelto, per la seconda volta consecutiva, alla scalata alla presidenza lo si scoprirà domenica sera a Palermo, nel corso della grande convention organizzata dal M5s a Castello a mare, davanti al suo amico Luigi Di Maio, a Beppe Grillo e a Davide Casaleggio.

Ma dalla Sicilia sarebbe auspicabile che partisse un messaggio forte e chiaro, da parte dello stesso Movimento, alla base degli attivisti in tutta Italia, oggi più che mai stracolma di arrivisti e di parvenu dell'ultim'ora alla conquista di un passaggio gratis per una poltrona remunerativa.

Il Movimento deve riprendersi il Movimento e potrebbe farlo solo abbandonando la piattaforma Rousseau, il sistema operativo che gestisce ogni azione del M5s e che, ancora una volta ha dimostrato tutti i limiti della blindatura all'open source, tradendo i princìpi di democrazia della rete. Se da un lato questo sistema garantisce una partecipazione selezionata degli attivisti, dall'altro non consente un avvicinamento genuino del mondo esterno ai 5stelle, rendendoli, agli occhi degli altri, quasi una setta o una loggia segreta.

In quanti hanno partecipato alle regionarie? Quanti voti hanno preso ognuno dei 62 prescelti per la composizione della lista regionale? Per assurdo, qualcuno può aver manipolato in qualche modo il flusso dei voti e delle preferenze a favore di questo o quel candidato? E' possibile che la mancanza di elenchi pubblici e visibili, anche a chi non è iscritto al portale, determini la creazione di microgruppi di potere nei singoli meetup provinciali o regionali? Insomma, è possibile che la democrazia partecipata, l’idea rivoluzionaria che ha ispirato la nascita del M5s sia spesso sacrificata a vantaggio di una élite che diventa casta?

Perché, in un post pubblico su Facebook di fine giugno, Nunzia Catalfo, senatrice e membro del collegio probivi, sente il bisogno di sottolineare che “il Movimento 5 Stelle, organizza attività volte alla partecipazione e al coinvolgimento dei cittadini nella vita della propria città e non promuove, non organizza e non partecipa a riunioni sulle candidature o a cordate o gruppi riservati di iscritti”?

Il caso della candidatura del manager Sampieri, già imputato nello scandalo Tutino, scoperto e denunciato dalla testata on line dalla testata LiveSicilia, ha smascherato solo uno dei tanti bug di un sistema controllato al vertice da poche persone che gestiscono il Movimento. Ma il M5s altro non è che un partito politico che, così come definito dall'articolo 49 della Costituzione della Repubblica Italiana, dovrebbe essere un'associazione libera di cittadini i quali detengono il diritto di amministrare democraticamente la vita politica nazionale.

Un'esigenza che sentono in tanti anche all'interno del movimento. L'eurodeputato Ignazio Corrao, in una recente intervista su Antenna Sicilia, ha dichiarato che “all'interno dei gruppi già si discute, perché si vorrebbe regolamentare per legge un sistema trasparente e uguale per tutti i partiti per scegliere i rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni, anche se questo vorrebbe dire abbandonare la piattaforma Rousseau o nel caso degli altri partiti l’utilizzo delle primarie”.

Rousseau è una piattaforma proprietaria sviluppata dai tecnici della Casaleggio Associati, da loro amministrata e, commercialmente, ha un valore e un potenziale economico incalcolabile per i dati sensibili che contiene. Un sistema talmente chiuso che spesso spiazza gli stessi attivisti.

Il presunto traffico di dati sensibili, scoppiato qualche mese a Catania e tirato fuori dagli autori del libro Supernova, Nicola Biondo e Marco Canestrari, è solo l’ennesimo corto circuito generato da questo sistema. Chi conosce il movimento sa che l’unico modo di iscriversi è passare dal portale Rousseau e che nessun MeetUp può raccogliere iscrizioni con moduli cartacei che richiedano codice fiscale, estremi del documento di identità, recapiti telefonici, email e persino la password di accesso alla casella di posta privata. Eppure qualche mese fa, alcuni attivisti della provincia di Catania, utilizzando i gazebo, avevano iniziato un’attività di questo tipo, come testimoniano i moduli (nella foto).

A che scopo? “Sono identità digitali che passano di mano - spiega Nicola Biondo, ex responsabile della comunicazione parlamentare del M5s - Chi detiene questo “pacchetto di dati” può, se vuole, aprire account a nome dei neo-iscritti”. Alcuni attivisti suppongono persino che altri abbiano messo in piedi persino un mercato parallelo delle tessere all’insaputa dei portavoce locali che, dal canto loro, non potendo controllare gli accessi e la creazione di account sulla piattaforma Rousseau, nell’occasione manifestano tutto il loro imbarazzo nelle chat di gruppo (nelle foto). A finire sotto i riflettori fu il meetup di via Ipogeo di Catania, tutto documentato dalle chat degli storici attivisti locali. Il pc nel quale furono archiviati i dati non fu più trovato, il caso si è sgonfiato, ma i dubbi di presunte infiltrazioni latenti tra gli iscritti restano.

Destrutturare la piattaforma Rousseau, probabilmente, sarebbe il primo passo verso la trasparenza vera.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti







Per commentare l'articolo Ŕ necessario autenticarsi tramite un account Facebook, Twitter o Google. In alternativa, Ŕ possibile registrarsi su Disqus utilizzando un indirizzo di posta elettronica valido (solo per primo accesso Ŕ necessaria la verifica, basterÓ cliccare sul link che riceverete nella casella di posta indicata). Grazie per la collaborazione.
Importante: i commenti e i nickname non dovranno contenere espressioni volgari o scurrili, offese razziali o verso qualsiasi credo o sentimento religioso o abitudine sessuale, istigazioni alla violenza.
La redazione si riserva di cancellare commenti ritenuti non idonei.