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venerdì, 28 luglio 2017

Regione, Ap spinge Alfano
Firrarello lavora sul grande centro

Luca Ciliberti / 
Alternativa popolare diventa ago della bilancia e chiede il candidato presidente, sempre più insistenti le voci sul ministro degli Esteri per la carica di governatore della Sicilia

L’occhio sornione, come sempre. Dice poche parole criptate. E bisogna interpretarle. Ma anche questa volta “il senatore” ha il quadro d’azione chiarissimo. 

Nel centrosinistra pesa il ritiro della candidatura di Grasso, era certamente un nome di spessore che avrebbe tirato fuori la Sicilia da uno stato comatoso e ci avrebbe fatto fare un salto di qualità. Il presidente del Senato, però, non lo si può tirare per la giacchetta né si possono pretendere le sue dimissioni. Ma, visto che l’asticella è stata portata così in alto, la mia speranza è quella che si possa convincere Angelino Alfano, perché potrebbe essere il giusto candidato presidente della Regione, perché porta con sé un bagaglio di esperienza non indifferente e una conoscenza della macchina dello Stato che in pochi possiedono”.

Firrarello rompe gli indugi e rivela la proposta che circola insistentemente da giorni tra Palermo e Roma. Il nome del ministro degli Esteri e leader di Alternativa Popolare potrebbe non essere così distante, come sembra, dalla candidatura alla presidenza della Regione, perché le condizioni per favorire questo percorso politico ci sarebbero tutte. E in prospettiva, poi, l’incarico ministeriale potrebbe esaurirsi nei primi mesi del 2018. A pochi mesi dalle elezioni regionali, né il centrosinistra, né il centrodestra sono riusciti a esprimere il nome di un candidato unitario di coalizione per il dopo Crocetta. Da un lato e dall’altro, nessuno dei due schieramenti riesce a far quadrare i conti. 

Tra i più vivaci, in questa fase di trattative, ci sono i moderati di Ap e i Centristi per l’Europa, attivissimi nel pressing su Grasso. “Noi non possiamo fare a meno di rivendicare il candidato presidente della Regione legato a una proposta di governo che abbiamo ben chiara da mesi e che abbiamo espresso in tutte le sedi”, sottolinea con grande sicurezza l’ex senatore Firrarello, che ha ben chiaro il Piano A e il Piano B (e persino il Piano C) per arrivare a una scelta condivisa dagli alleati che raccolga ampi consensi dall’elettorato moderato. 

IL PIANO A
La prima ipotesi è proporre il nome di Alfano alla coalizione di centrosinistra in Sicilia, un’alleanza condivisa nell’ultima legislatura e che necessita un rinnovamento nella forma e negli uomini. Nessuna alchimia, ma solo la prosecuzione di un percorso politico naturale nell'alveo della casa dei moderati progressisti. “Il Partito Democratico e la componente che fa riferimento a Totò Cardinale sono certamente i nostri interlocutori primari – spiega il vecchio saggio democristiano – Dopo Grasso faticano a trovare un’altra proposta seria e di spessore. A noi, invece, i nomi e la qualità non mancano e l’ordine di priorità è chiaro: Angelino Alfano al primo posto, Gianpiero D’Alia al secondo e Roberto Lagalla come terza ipotesi”.

IL PIANO B
Cambio di orizzonte e coalizione allargata con i moderati di centrodestra stretta sul nome di Alfano. L’apertura del sottosegretario Giuseppe Castiglione al coordinatore di Forza Italia e i successivi incontri con Gianfranco Micciché vanno letti in questa prospettiva. In questo caso, però, il via libera alla candidatura di Alfano passerebbe da Silvio Berlusconi e coinvolgerebbe l'assetto complessivo del centrodestra nazionale. Il ministro dell’Interno inaugurerebbe in Sicilia, prima ancora che in Italia, la stagione della nuova coalizione allargata al centro. “C’è una parte dell’elettorato moderato siciliano che rimane legato alla nostra esperienza in Forza Italia, nel Dna abbiamo un rapporto lungo, fattivo e importante sia con il partito di Berlusconi, sia con Fratelli d’Italia e sia con gli attori principali del movimento Diventerà Bellissima. Micciché ha voglia di fare un percorso con noi, però il partito che guida non è più quello di dieci anni fa. Oggi è preponderante la componente degli ex An ed è proprio da quel fronte che arrivano le frizioni maggiori”.

Una strada che al momento appare tutta in salita e che non prevede il sostegno degli alfaniani a un candidato presidente della Regione che non sia il loro leader. Senza un accordo a sinistra o a destra, Ap sarebbe disposta anche a correre da sola presentando un proprio nome territoriale di riferimento.

IL PIANO C
L’idea del “Super centro” stuzzica le fantasie di un’ampia parte dei leader politici che non vogliono appiccicate addosso le etichette delle formazioni politiche più estremiste di destra e sinistra, ostacolo al coinvolgimento alle urne di una grande fetta di elettori che, alle ultime consultazioni, hanno disperso i voti. In questo caso la Sicilia diventerebbe ancora una volta laboratorio politico nazionale. Il progetto è quello di mettere insieme, attorno a un programma politico e di governo condiviso, le anime moderate delle coalizioni di centrosinistra e di centrodestra, escludendo Salvini e gli scissionisti della sinistra radicale

“Il Cavaliere, nonostante quello che va professando pubblicamente, sa bene che con l’attuale legge elettorale l’unica possibilità di fare un governo nazionale passa da un nuovo patto tra Forza Italia e il Partito Democratico. Il Pd, dal canto suo, di fatto ha consentito la nascita di un altro partito alla sua sinistra, una naturale evoluzione di scelte politiche precise di Renzi. Salvini, in questo contesto, non appartiene alle tradizioni culturali ed europeiste che uniscono tutta l’area moderata del Paese. Questo stesso quadro politico, in Sicilia con Alfano presidente o con D’Alia presidente, troverebbe altri alleati forti, primi tra tutti i movimenti civici di Musumeci e Orlando”. 

il M5s che ruolo giocherebbe nello scacchiere politico dell’ex senatore con la passione per la campagna e per il pistacchio? Non sono, ad oggi, quelli che potrebbero fare tesoro del caos politico siciliano? 

“A mio avviso oggi il M5s è così come l’ha definito Camilleri, 'si tratta di morti che camminano'. Fino a un anno fa era impensabile che i 5stelle perdessero il ballottaggio a Scordia o ottenessero risultati così scadenti in Comuni come Paternò e Misterbianco. Mi sbaglierò, ma secondo me non entrano più con la stessa forza di un tempo nell’elettorato siciliano”. Parola di Pino Firrarello da Bronte.

Twitter: @LucaCiliberti
Luca Ciliberti




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