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lunedý, 24 luglio 2017

Pubblicato: 22/06/2017

"Cattura Messina Denaro Ŕ prioritÓ"

Relazione della Dna: "Sarebbe danno enorme per Cosa nostra. Infiltrazioni in ogni settore dell'economia grazie anche a pubblici ufficiali corrotti"

ROMA - "Ancora si sottrae alla cattura Matteo Messina Denaro, storico latitante, capo indiscusso delle famiglie mafiose del Trapanese, che estende la propria influenza ben al di là dei territori indicati. Il suo arresto non può che costituire una priorità assoluta".

La Direzione nazionale antimafia nella Relazione 2016 presentata oggi dal procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti e dalla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi ritiene che, nella "situazione di difficoltà di "Cosa Nostra", il venir meno anche di questo punto di riferimento, potrebbe costituire, anche in termini simbolici, così importanti in questi luoghi, un danno enorme per l'organizzazione".

"Cosa Nostra si presenta tuttora come un'organizzazione solida, fortemente strutturata nel territorio, riconosciuta per autorevolezza da vasti strati della popolazione, dotata ancora di risorse economiche sconfinate e intatte e dunque più che mai in grado di esercitare un forte controllo sociale e una presenza diffusa e pervasiva".

Nonostante i casi di collaborazione da parte delle vittime, inoltre, "risulta ancora estremamente diffusa l'imposizione del "pizzo" alle attività commerciali e alle imprese, cui si accompagna la riconquista del monopolio sul traffico di sostanze stupefacenti, altamente e immediatamente remunerativo".

Ma il dato più significativo, secondo la Direzione investigativa antimafia, è rappresentato "dalla permanente e molto attiva opera di infiltrazione, da parte di Cosa nostra, in ogni settore dell'attività economica e finanziaria, che consenta il fruttuoso reinvestimento dei proventi illeciti, oltre che nei meccanismi di funzionamento della Pubblica Amministrazione, in particolare nell'ambito degli Enti Locali".

In particolare a Palermo l'organizzazione criminale "esprime al massimo la propria vitalità sia sul piano decisionale (soprattutto) sia sul piano operativo, dando concreta attuazione alle linee strategiche adottate in relazione alle mutevoli esigenze imposte dall'attività di repressione continuamente svolta".

"L'uso stabile e continuo del metodo corruttivo-collusivo da parte delle associazioni mafiose, determina di fatto l'acquisizione (ma forse sarebbe meglio dire, l'acquisto) in capo alle mafie stesse, dei poteri dell'Autorità Pubblica che governa il settore amministrativo ed economico che viene infiltrato".

"Con l'utilizzazione del metodo collusivo-corruttivo, le mafie si avvalgono sempre della forza d'intimidazione e dell'assoggettamento ma per ottenere il risultato, non usano direttamente della propria forza, ma - con risultati analoghi e generando un totale assoggettamento - quella di altri e cioè dei Pubblici Ufficiali a busta paga".

"Il nuovo trend di infiltrazione mafiosa è anche il settore del traffico di rifiuti, di quasi tutte le organizzazioni mafiose", ha continuato Roberti sottolineando che "Cosa nostra siciliana è in un momento di crisi" mentre le "presenze delle mafie straniere si sono particolarmente aggravate nell'ultimo periodo". Dei 54 mila detenuti, 18.500 sono stranieri, pari al 33%. "Se non c'è integrazione questi soggetti diventano facile preda della criminalità. Il tema della integrazione si pone in modo impellente", ha detto Roberti.

Anche la 'ndrangheta "è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America - negli Stati Uniti e in Canada - e in Australia", continua la relazione. "Continuano, poi, a essere sempre solidi, i rapporti con le organizzazioni criminali del centro/sud America con riferimento alla gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa".

In particolare, nel nord Italia, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana "sono territori in cui l'organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, talvolta veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, talaltra in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse".

Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Umbria, "sono regioni in cui, invece, vari sodalizi di ndrangheta hanno ormai realizzato una presenza stabile e preponderante, talvolta soppiantando altre organizzazioni criminali - così come avvenuto, per esempio, in Piemonte con le famiglie catanesi di Cosa Nostra - ma spesso in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza, con le stesse, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra".




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