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domenica, 25 giugno 2017

Aveva coltello in cella, spostato nel carcere di Terni


ASCOLI PICENO - Aveva un coltello nella sua cella del supercarcere di Ascoli Piceno Giuseppe Graviano, il boss mafioso di Brancaccio, le cui intercettazioni su presunte 'cortesie' a Silvio Berlusconi sono state depositate agli atti del processo in corso a Palermo.

Subito dopo il ritrovamento (avvenuto circa un mese, un mese e mezzo fa) e il sequestro della lama, nascosta nell'intercapedine del letto, Graviano è stato trasferito nel carcere di Terni. Il boss ha fatto ricorso contro il sequestro, e l'udienza è fissata per lunedì davanti al Tribunale del Riesame ascolano.

Non si sa come il coltello, di tipo rudimentale (la cui lama era stata ricavata da una lattina di Coca Cola e il manico realizzato con del nastro isolante), abbia potuto superare i controlli del carcere di Marino del Tronto, dove il boss stragista era detenuto in regime di 41 bis e dove è stato intercettato mentre parlava durante l'ora d'aria con un altro detenuto, Umberto Adinolfi.

La Procura di Ascoli contesta a Graviano il porto abusivo di arma: una lama piuttosto lunga, con un'impugnatura realizzata con del nastro isolante. Attraverso il suo difensore, Graviano si è opposto al sequestro del coltello di cui, a quanto sembra, disconosce la proprietà. Le indagini sono ancora in corso.

Nessun commento sulla vicenda, per ora, dalla Direzione dell'istituto di pena di Ascoli Piceno. Graviano si è opposto al sequestro della lama, che sostiene non essere sua: una scelta difensiva che gli consentirà fra l'altro di avere accesso alle carte del procedimento, in occasione dell'udienza di lunedì. Udienza alla quale il boss non dovrebbe partecipare in audioconferenza dal carcere dove si trova ora.






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