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martedý, 26 settembre 2017

Rita Dalla Chiesa: "Mio padre non ha avuto morte dignitosa"


ROMA - "Il pronunciamento della Cassazione sulla richiesta di Riina di andare a morire ai domiciliari ci lascia a dir poco basiti. Aspettiamo fiduciosi il pronunciamento del tribunale di sorveglianza di Bologna, un giudice ci sarà pure in questo Paese. Dopo di che per non essere presi in contropiede cominciamo a preparare gli striscioni", scrive in un comunicato Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, secondo cui "dignità, umanità, invocate dalla Corte di Cassazione per il macellaio di via dei Georgofili possono essere esercitate tranquillamente all'infermeria del carcere o in un ospedale attrezzato per il 41 bis".

"L'espressione usata 'diritto a una morte dignitosa' la ritorniamo al mittente - commenta - Si può morire dignitosamente ovunque nelle mani di uno Stato, tranne in via dei Georgofili come è avvenuto il 27 maggio 1993 per Dario, Nadia, Caterina, Angela, Fabrizio e quanti ancora oggi spesso non possono condurre la vita che gli resta dignitosamente".

"Penso che mio padre una morte dignitosa non l'ha avuta, l'hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli. Quindi di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c'è stato niente", commenta Rita Dalla Chiesa. "Sto insegnando a mio nipote ad avere fiducia nella giustizia e nella legalità - continua la figlia del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso dall'ex capo di Cosa Nostra - lo porto sempre in mezzo ai carabinieri. Portandolo in mezzo ai carabinieri faccio quello che avrebbe fatto mio padre. Per quanto riguarda invece la fiducia nella giustizia, forse sto sbagliando tutto, sto sbagliando tutto".

"Tutti gli uomini hanno diritto a morire con dignità ma credo che sarebbe un errore grave la scarcerazione dello storico grande capo della mafia Totò Riina", commenta Carlo Vizzini, presidente del Psi. "La scarcerazione sarebbe l'ultimo scacco allo Stato da parte di una mafia che vive anche di questi segnali e dunque un pericolo. Il mantenimento al regime carcerario - conclude - lo dobbiamo anche a quella famiglie che ancora oggi piangono per gli infami delitti consumati da Riina".

"La scarcerazione sarebbe l'ultimo scacco allo Stato da parte di una mafia che vive anche di questi segnali e dunque un pericolo. Il mantenimento al regime car"#Riina sta male? Ci sono carceri attrezzate per l'assistenza medica necessaria", scrive su Twitter il senatore Maurizio Gasparri commentando la sentenza della Cassazione che apre alla possibilità di differimento della pena per il boss mafioso Toto' Riina.

"Sul caso Riina bisogna evitare di dare messaggi sbagliati. È chiaro a tutti che il diritto alle cure mediche non può essere negato a nessuno, Riina compreso, ma da qui a tirar fuori un profilo quasi pietoso del boss ce ne passa", ha detto il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia.

"Il sistema carcerario italiano - dice Lumia - è in grado di garantire le cure necessarie ai detenuti. Riina è un carnefice spietato e ancora pericoloso. Per cui è necessario non dare segni di debolezza che potremmo pagare amaramente. Non scordiamoci quanto fino a poco tempo fa egli sosteneva nei dialoghi intercettati in carcere dalla Procura antimafia. Dialoghi agghiaccianti nei quali il capo dei capi parlava di piani mafiosi e omicidi da compiere" conclude il parlamentare.

"Verrebbe da chiedersi se i giudici della Corte di Cassazione considerino Totò Riina un detenuto diverso dagli altri alla luce di quanto da loro affermato". sostiene Sonia Alfano, di Articolo 1 - Mdp.

"Tanti altri detenuti sono morti nelle carceri italiane durante il loro periodo di detenzione - aggiunge -, eppure i togati di Cassazione non si sono pronunciati in alcun modo a loro difesa, e di sicuro non avevano sulle spalle un numero infinito di efferati e tragici delitti compiuti ed ordinati come quelli a carico di Riina. Vorrei peraltro ricordare agli stessi giudici che uomini e donne, servitori di questo Paese, sono stati fatti trucidare da questa belva che non hai mai accennato ad alcun segnale di pentimento. Eppure, cari Giudici, anche loro avevano diritto ad una morte dignitosa, e magari anche ad invecchiare con i loro affetti".

"Invece grazie a stragisti del calibro di Riina tante famiglie come la mia continuano a piangere i loro cari e a vivere nel loro ricordo e nella speranza che lo Stato Italiano non infligga ancora una volta l'ennesimo oltraggio alla loro memoria, soprattutto alla luce della richiesta di verifica inoltrata dalla stessa corte di Cassazione al giudice che deve verificare e motivare 'se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un'afflizione di tale intensità' da andare oltre la 'legittima esecuzione di una pena'. Chissà se i giudici si riferiscono 'alla stessa morte dignitosa' inflitta alle sue vittime", conclude Sonia Alfano.

"Secondo la Corte di Cassazione il signor Totò Riina, mafioso assassino condannato a decine di ergastoli, avrebbe diritto a morire dignitosamente e quindi a uscire di galera. Non ho parole. Anche le decine di morti ammazzati che pesano sulla sua coscienza, comprese donne e bambini, avrebbero avuto diritto di vivere dignitosamente. Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui! La Lega è pronta a dare battaglia, in ogni sede", afferma Matteo Salvini, segretario della Lega.




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