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venerdì, 22 settembre 2017

Pubblicato: 26/05/2017

"Storia dell'antimafia nelle scuole"

La proposta del M5s alla Camera: "Gli studenti non sanno chi sono Falcone e Borsellino"

ROMA - Introdurre nelle scuole lo studio della storia dell'antimafia per fare conoscere agli studenti la vita dei tanti cittadini, rappresentanti delle istituzioni e non, che a questa battaglia di legalità e giustizia hanno dedicato tutte le loro forze. E' questo il senso della proposta di legge, prima firmataria la deputata M5s Chiara Di Benedetto, presentata stamane alla Camera durante il convegno "La storia dell'antimafia come materia di scuola" alla quale, tra gli altri, hanno preso parte Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia e il prete antimafia don Giacomo Panizza.

"Gli studenti della scuola primaria e secondaria - ha spiegato Chiara Di Benedetto - non hanno mai conosciuto l'opera e la lezione morale di figure come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e soprattutto nelle regioni meridionali, come dimostrano alcune inchieste della magistratura, il 'fascino' dei boss ha determinato atteggiamenti emulativi. Per questo il testo mira a introdurre l'insegnamento della storia del contrasto del fenomeno mafioso; vuole che sia accompagnato allo studio dei principi e dei diritti fondamentali della Costituzione; chiede di coinvolgere gli studenti in un percorso formativo di riflessione sulle cause, la portata e sull'attrattività del fenomeno mafioso nel suo complesso. Prevede infine l'istituzione del Premio per il coraggio della verità che renda onore agli studenti che si siano distinti per la realizzazione di un'opera artistico letteraria che testimoni l'impegno civile nella lotta alla mafia".

Don Panizza ha raccontato le difficoltà che incontra chi fa "antimafia" ogni giorno sul campo in Calabria: a Lamezia Terme, ha detto, chi riceve dallo Stato "le chiavi delle case confiscate, entro la sera stessa le riconsegna indietro perché sa che i clan non vogliono che i loro beni vengano dati per usi sociali. A Lamezia, insomma, nessuno vuole le case confiscate". Lungo e appassionato l'intervento di Salvatore Borsellino, che, tra le altre cose, ha detto che "dopo mio fratello, stavano uccidendo Luigi De Magistris, impedendogli di fare il pm. Come magistrato è stato ucciso e quindi ha cercato altre strade".




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