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domenica, 24 settembre 2017

Imputato deve vivere a Niscemi?
Per il gip sì, per il tribunale no

Paradosso giudiziario per Luciano Albanelli, sotto processo a Gela per associazione mafiosa ed estorsione

NISCEMI (CALTANISSETTA) - Per il Gip di Caltanissetta non dovrebbe muoversi da Niscemi, suo paese d'origine, dove è sottoposto alla sorveglianza speciale, ma per il Tribunale di Gela, che emette un divieto di dimora nella città Nissena, non può vivere a Niscemi.

E' il paradosso giudiziario di cui è protagonista Luciano Albanelli, 39 anni, incensurato, sotto processo per associazione mafiosa e estorsione davanti al Tribunale di Gela.

Contro le due decisioni sono pendenti ricorsi in Cassazione, presentati dal suo legale, l'avvocato Giuseppe Lipera, che ha chiesto la riunione dei due provvedimenti, che saranno discussi lo stesso giorno in un'unica udienza il prossimo 14 giugno.

Arrestato il 19 gennaio del 2014 su disposizione del Gip di Caltanissetta, Albanelli, su richiesta della Dda della Procura Nissena, è stato scarcerato il 30 settembre del 2015.

Per lui scatta la sorveglianza speciale disposta dal Gip. Ma la Dda fa ricorso, accolto dal Tribunale del riesame, e torna in carcere per altri tre mesi.

La Procura ottiene anche il divieto di dimora a Niscemi. Su istanza dell'avvocato Lipera sulle contrapposte valutazioni, in via provvisoria, decide il Tribunale di Gela, che con un'ordinanza sottolinea come la misura cautelare (il divieto di dimora a Niscemi) prevale sulla misura di prevenzione (l'obbligo di dimora a Niscemi).

Si trasferisce ad Acate dove lo raggiunge un altro provvedimento: l'obbligo di stare nel paese del Ragusano, che non può lasciare. Contro queste decisioni l'avvocato Lipera ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riunificazione di tutti i procedimenti.




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